L'albero della cuccagna


LE BUONE RADICI
«Tutto» 1990 di D. Perugini

Diciamolo subito per toglierci il pensiero: Cristiano è proprio il figlio di Fabrizio De André. Ma è anche un artista dotato di un'identità autonoma che non ama i giudizi a priori e i paragoni superficiali. «Da mio padre ho imparato il mestiere», spiega Cristiano, «e soprattutto l'importanza di farlo bene, uscendo allo scoperto solo quando si ha davvero qualcosa da dire. I paragoni con lui mi sembrano assurdi, proprio perché siamo due persone diverse: Fabrizio è un poeta e forse il più grande cantautore italiano, io non potrò mai essere come lui e viceversa». Parole chiare e decise, che testimoniano le grosse difficoltà affrontate da Cristiano per vincere la tradizionale diffidenza di pubblico e di critica verso i figli d'arte. «All'inizio è stata una tragedia e più volte ho avuto la tentazione di mollare tutto. Portare un cognome famoso non facilita affatto le cose, anzi suscita preconcetti ostili che alla fine bloccano la tua crescita artistica». Dopo l'esperienza di gruppo fatta con i "Tempi Duri" e i primi tentativi da solista, ora Cristiano punta tutto su un nuovo Lp, L'albero della cuccagna, lavoro che riscopre il suono della "West Coast" anni Settanta, rielaborato alla luce di una sensibilità attuale. Con in più l'amore rinato per le proprie radici, fatte di atmosfere acustiche e melodie di matrice cantautorale. A fianco di Cristiano compaiono in questo disco vecchie conoscenze del miglior "italian sound" di ieri e di oggi, quasi a suggellare il felice incontro tra passato e presente : Mauro Pagani e Massimo Bubola (già collaboratori di De André senior), seguiti da professionisti di rango come Vince Tempera, Ellade Bandini e Ares Tavolazzi, compagni d'avventura di Francesco Guccini. Tra suggestive ballate acustiche (bella Natale occidentale sul tema dell'immigrazione ) e più vivaci tracce rock-blues ("Cattive compagnie"), Cristiano ha realizzato un lavoro raffinato e piacevole. Ma perché questo titolo? «A parte il riferimento al quadro di Bruegel sulla copertina, l'albero della cuccagna mi ricorda le feste paesane dell'infanzia: si stava tutti insieme, si scherzava...E c'era questo palo in mezzo alla piazza, lungo il quale la gente si arrampicava per conquistare un prosciutto o una mortadella: un clima di allegra competizione, insomma. Anche oggi, nella nostra società, c'è un albero della cuccagna : è il simbolo di quello che si vuole raggiungere. Ma non c'è più la spensieratezza e la sportività di un tempo: ora tutti ne fanno una ragione di vita, vogliono arrivare a tutti i costi, come in una piccola guerra quotidiana».I "tempi duri", sembra suggerire Cristiano, non sono affatto finiti...

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