Scaramante tour


CRISTIANO, L'ORGOGLIO DI UN DE ANDRE'
«Musica! di Repubblica» 22.11.2001 di F. Brighenti.

Aveva soltanto bisogno di tempo. C'erano tanti fantasmi, tanti incubi da scacciare. Poi è accaduto che intelligenza e sentimenti si saldassero con il talento, e la morsa artistica è diventata finalmente tenace. Addirittura irresistibile. Ciò che fino ad un giorno prima aveva vissuto con qualche complesso di troppo - quel cognome così nobile e così irraggiungibile, nella storia della canzone d'autore - gli deve essere apparso sotto un anuova luce. Chissà. Un sorriso, una benedizione dal cielo. Cristiano De André ha fatto appello a tutto il suo orgoglio, a tutta la forza sin lì trattenuta tra le pieghe delle sue ansie e delle sue insicurezze. E ha scritto con furore, di notte e di giorno. Suoni e parole per dare corpo - un corpo adulto, maturo, consapevole della sua grandezza - a una pioggia di canzoni dense di "buona speranza", come recita il titolo d'avvio di "Scaramante", il suo sesto album. Per affinare le forme di quelle canzoni, Cristiano ha scelto di allargare il giro della compagnia, lavorando gomito a gomito con altri autori, sommando la propria alle altrui sensibilità: Oliviero Malaspina, soprattutto, e poi Mauro Pagani, Danny Greggio, Daniele Fossati (quello di "Dietro la porta"), Massimo Talamo, Luca Cersosimo, Rudy Marra (che ha scritto il testo di "Sapevo il credo", sulle musiche di Eros Cristiani e Fabrizio Casalino, nell'unico brano del disco che non porta la firma De André). Eppure la regia, lo stile, la voce, la strumentazione, l'anima del disco riconducono sempre a Cristiano, al suo immenso serbatoio di umori sonori. «Volevo che "Scaramante" non avesse una precisa impronta musicale, e che riflettesse un po' tutti i miei amori », racconta lui. «Sono stato legato alla canzone d'autore e al rock acustico, a Bob Dylan, Lou Reed, Tom Petty, CSN&Y, poi ho masticato a lungo la musica etnica, affinando il gusto per la world ma anche per l'elettronica, e a certe tendenze sperimentali che partono da Peter Gabriel e giungono sino a Björk. Però mi piacciono anche le cose più semplici, la comunicativa immediata...». Tanti imput che arrivano, si mescolano, si intrecciano e si confondono, in "Scaramante", che pure è esattamente quel che ci si aspetta da un signore - certamente non più un ragazzo: ha 39 anni e quattro figli - che si chiama De André. Canzone d'autore, detto in soldoni, intendendo però un cantautorato capace di adeguarsi ai tempi, di sintonizzarsi sulle frequenze armoniche del nuovo che - anche in musica - avanza. Dalle dieci canzoni del disco, peraltro, emerge anche una potenza lirica mai così intensa e reiterata nelle precedenti esperienze di Cristiano con la pagina scritta. Vivendo come una terapia la costruzione dell'album, il de andré "liberato" ha distribuito con passi poetici crudi e rivelatori i propri tormenti esistenziali. E li ha cacciati all'inferno, una volta per tutte, sparando pure sulle ipocrisie di una società che ben si rispecchia nella caustica invettiva di "Lady Barcollando", così vicina alla palestra di papà Fabrizio. Non è un caso: quando si rivolge direttamente al padre, al maestro che ebbe la fortuna di avere in casa, Cristiano raggiunge l'apice dell'ispirazione, come testimonia "Il silenzio e la luce", l'ultimo, strepitoso sigillo.

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