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VARALLO
- Un concerto dedicato a chi ancora cerca
qualcosa (forse la propria anima?) quello
varallese di Cecilia Chailly e Cristiano
De André. Note ipnotiche d'arpa,
canzoni che indagano negli abissi umani;
difficile non lasciarsi penetrare da suoni
che arrivano da lontano. Difficile
rimanere impassibili ascoltando il
bellissimo "Moto perpetuo", in cui lo
scatenarsi del violino e dell'arpa
raccontano di un percorso esistenziale;
oppure non ritrovarsi nelle parole di "Sul
confine", canto pensato per chi sta sul
confine. Tra la vita e la
morte.
Così
al concerto Aici che martedì si
è svolto al Sottoriva, gli applausi
hanno accompagnato attimi di sincera
commozione. Suoni che colpivano l'anima di
una platea in cui giravano molti
fazzoletti.
[...]Se
il pubblico varallese era visibilmente
commosso, cosa ha lasciato la serata a chi
era sul
palco?
«Un pubblico sensibile e recettivo -
dice Cecilia Chailly - che ha saputo
comunicare con i silenzi molto più
che con un applauso »
[...]
«
E' sempre difficile staccarsi dal proprio
ruolo ed interpretare le emozioni altrui -
esordisce De André -"l' altro" in
questo caso era il pubblico, un'unica
grande persona. Quello varallese ha
reagito in modo interattivo, in un
concerto che non era di facilissimo
ascolto.
«Ogni
interpretazione - prosegue De André
in un flusso continuo di parole - è
unica: gli stessi brani non sono mai
uguali ma variano da momento a
momento». Una concezione, questa,
mutuata dalla New Age: uno dei tanti punti
in comune di De André con Cecilia
Chailly. Oltre al fatto di essere entrambi
figli "d'autore",
ovviamente.Quali
sono vantaggi e svantaggi di questa
condizione?
«Da
una parte la famiglia mi ha fornito le
basi per una solida preparazione musicale
- dice Chailly, anni di conservatorio alle
spalle, un padre e un fratello direttori
d'orchestra - ma nello stesso tempo ha
rappresentato un ostacolo. Così ho
deciso, a prezzo di una crisi
esistenziale, di cercare una personale
dimensione artistica, che andasse al di
là della musica classica. Ho
inoltre dovuto impormi come donna. Il
confronto con i personaggi maschili della
mia famiglia a volte è stato
pesante
».
Sperimentare,
è diventata la parola d'ordine di
Cecilia. Ma anche De André racconta
di un percorso analogo: « Provengo da
un ambiente cristallizzato, con canoni
diversi da quelli della musica classica,
ma sempre limitanti. Pur dovendo molto a
mio padre, anch'io ho dovuto mettermi alla
prova, cercando un'identità
musicale».Avere
un parametro di questo calibro, non
è
conflittuale?
«Diciamo
che ho accettato di salire sul palco con
mio padre anche per abbattere alcuni miei
fantasmi...E poi, siamo sinceri, quando
qualcuno è un "grande" come lui,
c'è ben poco da fare », chiude
l'argomento ironicamente De
André.
Da
uno stesso vissuto nasce la forte amicizia
che lega Cecilia e Cristiano, sfociata in
un sodalizio musicale recente. Alle spalle
dei due musicisti vi sono sette concerti,
dei quali uno al Festival di Fano e uno ai
Fori Imperiali di Roma.
Come
si sta rivelando l'esperienza a
due?
«Si
è instaurato un forte clima di
fiducia reciproca e di lealtà.
Insomma abbiamo un rapporto di grande
rispetto intellettuale
».
Per
il futuro la collaborazione tra i due
musicisti sfocerà in un
disco.
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