CRISTIANO STREGATO DALLA NEW AGE
«Notizia Oggi» 29 gennaio 1998 di D. Saettone

VARALLO - Un concerto dedicato a chi ancora cerca qualcosa (forse la propria anima?) quello varallese di Cecilia Chailly e Cristiano De André. Note ipnotiche d'arpa, canzoni che indagano negli abissi umani; difficile non lasciarsi penetrare da suoni che arrivano da lontano. Difficile rimanere impassibili ascoltando il bellissimo "Moto perpetuo", in cui lo scatenarsi del violino e dell'arpa raccontano di un percorso esistenziale; oppure non ritrovarsi nelle parole di "Sul confine", canto pensato per chi sta sul confine. Tra la vita e la morte. Così al concerto Aici che martedì si è svolto al Sottoriva, gli applausi hanno accompagnato attimi di sincera commozione. Suoni che colpivano l'anima di una platea in cui giravano molti fazzoletti. [...]Se il pubblico varallese era visibilmente commosso, cosa ha lasciato la serata a chi era sul palco? «Un pubblico sensibile e recettivo - dice Cecilia Chailly - che ha saputo comunicare con i silenzi molto più che con un applauso » [...] « E' sempre difficile staccarsi dal proprio ruolo ed interpretare le emozioni altrui - esordisce De André -"l' altro" in questo caso era il pubblico, un'unica grande persona. Quello varallese ha reagito in modo interattivo, in un concerto che non era di facilissimo ascolto. «Ogni interpretazione - prosegue De André in un flusso continuo di parole - è unica: gli stessi brani non sono mai uguali ma variano da momento a momento». Una concezione, questa, mutuata dalla New Age: uno dei tanti punti in comune di De André con Cecilia Chailly. Oltre al fatto di essere entrambi figli "d'autore", ovviamente.Quali sono vantaggi e svantaggi di questa condizione? «Da una parte la famiglia mi ha fornito le basi per una solida preparazione musicale - dice Chailly, anni di conservatorio alle spalle, un padre e un fratello direttori d'orchestra - ma nello stesso tempo ha rappresentato un ostacolo. Così ho deciso, a prezzo di una crisi esistenziale, di cercare una personale dimensione artistica, che andasse al di là della musica classica. Ho inoltre dovuto impormi come donna. Il confronto con i personaggi maschili della mia famiglia a volte è stato pesante ». Sperimentare, è diventata la parola d'ordine di Cecilia. Ma anche De André racconta di un percorso analogo: « Provengo da un ambiente cristallizzato, con canoni diversi da quelli della musica classica, ma sempre limitanti. Pur dovendo molto a mio padre, anch'io ho dovuto mettermi alla prova, cercando un'identità musicale».Avere un parametro di questo calibro, non è conflittuale? «Diciamo che ho accettato di salire sul palco con mio padre anche per abbattere alcuni miei fantasmi...E poi, siamo sinceri, quando qualcuno è un "grande" come lui, c'è ben poco da fare », chiude l'argomento ironicamente De André. Da uno stesso vissuto nasce la forte amicizia che lega Cecilia e Cristiano, sfociata in un sodalizio musicale recente. Alle spalle dei due musicisti vi sono sette concerti, dei quali uno al Festival di Fano e uno ai Fori Imperiali di Roma. Come si sta rivelando l'esperienza a due? «Si è instaurato un forte clima di fiducia reciproca e di lealtà. Insomma abbiamo un rapporto di grande rispetto intellettuale ». Per il futuro la collaborazione tra i due musicisti sfocerà in un disco.

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