Scaramante


"CANTO I VECCHI E I NUOVI AMORI"
«La Repubblica» 7 nov. 2001 di F. Brighenti

ROMA- L'orgoglio di un De André si misura sulla distanza. Si manifesta attraverso tempi dilatati, anni di riflessione e di viaggi interiori, alieni all'industria dell'abitudine. Sei anni sono trascorsi dall'ultimo album del figlio d'arte Cristiano, che torna finalmente sulla scena della musica con "Scaramante", il suo disco più maturo, raffinato e soprattutto consapevole. «Dopo il tour con mio padre del '98, e quanto di tragico è accaduto poi, sono scappato in Sardegna, nella nostra azienda di agriturismo. Tutto avevo in testa tranne che la voglia di suonare», ricorda Cristiano De André, 39 anni il prossimo dicembre. «Sono rimasto per un anno e mezzo senza prendere in mano uno strumento, e nel frattempo è nata Alice, l'ultima dei miei quattro figli, il cui arrivo non ho avuto neppure il tempo di annunciare a papà. Tutte queste emozioni mi hanno riempito come un serbatoio, come mai mi era accaduto nel passato. Allora ho avvertito un bisogno fisiologico di scrivere, e in un mese ho composto 16, 17 canzoni, che mi sono venute quasi di getto». Dal lungo e severo lavoro successivo di selezione, affrontato con collaboratori in linea con l'apertura sonora del progetto, primo fra tutti Oliviero Malaspina, coautore di cinque delle dieci canzoni, è nato "Scaramante". Un disco dove il testimone artistico di De André padre sembra scivolare per magia tra le mani del figlio. «Per quello che ha scritto e fatto, per la sua coerenza, Fabrizio è un maestro. Per me, per intere generazioni. Io ho avuto la fortuna di averlo in casa. Ho sempre vissuto ogni possibile confronto con un senso di angoscia e di smarrimento», confida Cristiano. «Per me era difficile scrivere prima, quand'era in vita, e ancora di più lo è adesso. Ma ora ho esorcizzato i dubbi, le incertezze e le strade sbagliate della mia esistenza. Scoprendo che un disco può essere terapeutico». La terapia di Cristiano insegue il sogno salvifico dei suoni senza cliché, spalancati su un orizzonte immaginifico. «Ho scelto di proiettare la musicaverso più direzioni perché somigliasse a me, che sono innamorato di tanti generi diversi. Prima ero legato alla canzone d'autore e al rock acustico», spiega «poi ho vissuto i sapori della musica etnica, e ho maturato il gustoper la world, l'elettronica, le tendenze sperimentali. Ho mescolato i tanti input, le mie curiosità, i vecchi amori e quelli più recenti». Il risultato è l'impressionante mosaico musicale di "Scaramante". Ma ancor più sorprendente è l'equilibrio che Cristiano De André ha instaurato tra il suono e la parola, in trasparente assonanza poetica con il testamento artistico di papà Fabrizio, al quale sono espressamente dedicate un paio di canzoni ("Il silenzio e la luce", la più intimista dell'album, e "Sempre anà", per metà cantata nella lingua familiare della sua Genova) e riferimenti disseminati un po' ovunque. Fino all'esplicita citazione di "Lady Barcollando", che riprende il concetto delle "puttane di regime" espresso da Fabrizio nella profetica "La domenica delle salme". «Il cammino filosofico che ha attraversato secoli di storia sta traballando insieme alla nostra società» dice Cristiano. «Stiamo celebrando l'orribile trionfo dell'avere sull'essere, servi o padroni di un regime basato sulla compravendita di ogni genere di merce, dove gli esseri umani contano solo in quanto consumatori o utenti, mai come liberi pensatori. Sperperiamo cumuli di miliardi sull'inutile, generando nel frattempo cumuli di morte. E fingiamo pure di stupirci se nel mondo qulcuno arriva ad odiarci». Liberato dagli incubi (e dagli alibi) esistenziali di un passato tormentato, Cristiano De André mostra ora la sua serenità di artista e di uomo. E l'orgoglio per il cognome che porta. «Me lo sento sempre vicino, Fabrizio, e ripenso spesso alle ultime parole che mi ha detto: mi raccomando, continua a scrivere e a suonare, che sei bravo».

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