Canzoni con il naso lungo


CARI BUGIARDI
«Tutto» 1992 di F. Pirito

Adesso basta. E' ora di farla finita con questa storia del "figlio di". Cristiano De André è un artista sensibile, con un bagaglio di esperienze del tutto personali. Cristiano è un uomo di trent'anni e ha il diritto di essere giudicato solo per le sue idee e per come riesce a esprimerle in musica e nella vita di tutti i giorni. Dunque, spazziamo via la "nuvola" ingombrante e fastidiosa del padre. Al suo fianco c'è una donna determinata, come solo le spagnole sanno essere; Carmen, che gli ha dato tre figli (Fabrizia di sei anni e i gemelli Filippo e Francesca di due anni e mezzo). Insieme a loro ha creato una famiglia che costituisce per lui, l'unico vero rifugio dallo stress di una città come Milano. E allora basta, anche con lo stress; e basta, soprattutto, con le bugie, grandi o piccole che siano. «In effetti», mi racconta, «questa voglia di verità, anche spicciola, è stata la molla che mi ha spinto a interpretare Canzoni con il naso lungo. Non ne posso più di sentir cantare e di cantare i sentimenti come se si trattasse di merce da vendere al mercato. Sono sempre stato convinto che le canzoni devono aiutare a pensare, anche se con le mie non ho mai voluto atteggiarmi a profeta o a maestro di vita. Ma il desiderio di smitizzare la seriosi che si crea intorno alla canzone d'autore, da un po' di tempo mi è venuto fuori prepotentemente : quando si scrive, in particolare di emozioni, il rischio dell'autocompiacimento è sempre in agguato e qualche "bugia", seppure in buona fede, alla fine ci scappa...»."Sono solo canzonette", cantava il Bennato autorizzino e corrosivo degli Anni '70 e Cristiano ammette francamente di essersi inserito proprio nel filone aperto da Edoardo. E come per molti pezzi del cantautore napoletano, anche la canzone che dà il titolo al nuovo LP di De Andrà ha due piani di lettura.«Canzoni con il naso lungo», continua Cristiano, «è una metafora. Se da una parte prende in giro i cantautori, e me per primo se posso considerarmi tale, dell'altra vuole denunciare le grandi bugie dei politici: Milano e le tangenti, Ustica, l'Italicus, Piazza Fontana...insomma, 25 anni di bugie di Stato gestite spudoratamente da loschi figuri che nascondono la loro vera natura dietro interviste, discorsi, dibattiti, conferenze...Parole vomitate senza vergogna solo per coprire il marcio che sta loro intorno». E meno male che qualcuno continua a sostenere che Cristiano non ha carattere...Un altro esempio : provate ad ascoltare attentamente Che gran confusione, il pezzo scritto a quattro mani con Massimo Bubola, suo amico fraterno e "gran consigliere" artistico. Si tratta di una canzone-manifesto, costruita festosamente con l'anima del violinista che alberga dentro Cristiano. Un violinista a metà strada tra l'Irlanda (grande amore di Bubola) e la West Coast (il country è sempre stato una passione di De André).«Ma dietro l'allegria», sottolinea Cristiano, «c'è un preciso discorso politico e generazionale, c'è il rifiuto dei giovani che non vogliono più essere ghettizzati. Il contrasto fra la gioiosità della musica e la durezza delle parole è voluto. Fra l'altro, questo tema lo avevo già affrontato con il 33 giri L'albero della cuccagna, ma in una chiave musicalmente malinconica, triste, troppo seria. Tutto dipendeva dal mio pessimismo. Da un paio d'anni , però ho capito l'importanza di confrontarsi con la realtà e di guardare al futuro in positivo; altrimenti, visto i tempi che corrono, si rischia davvero l'annichilimento o il vittimismo. No, con la vita bisogna anche saper giocare».Gioco per gioco, nel disco di Cristiano troviamo poi una cover ottimamente riuscita di Into the Great Wide Open di Tom Petty («n brano formidabile che racconta anche nella versione italiana la stessa storia, quella di un ragazzo alla ricerca della libertà attraverso la musica»). Ci si imbatte poi in tematiche intimiste (Invincibili, in cui ricorda gli amici d'infanzia a Genova) e familiari (L'amore che tornerà, dedicata alla sua compagna ). Il tutto filtrato da una voce oggi più matura, un po' "sporca" e sgranata dal tempo e dalle troppe sigarette. Una voce che si amalgama all'insieme sonoro del disco, fatto anche di un ritorno alle atmosfere acustiche legate agli Anni '70.

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