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Cristiano
De André ha scelto di chiudere, il
13 maggio al Politeama Genovese, un
fortunato tour primaverile in teatro. Il
modo migliore di avvicinarlo è
quello di non focalizzare l'attenzione sul
cognome che porta. Così ha fatto il
pubblico intervenuto, numeroso ed
entusiasta, tra cui la madre e la sorella
Luvi, seduta in seconda fila, che saluta
affettuosamente. Ringrazia la Regione
Liguria e l'Agenzia di promozione
turistica "in Liguria" che, con scelta
felice, lo hanno coinvolto come
testimonial musicale in una recente
iniziativa in Germania. È
visibilmente commosso quando grida
«Grazie Genova, sono felice di
vedervi qua e di vedervi in tanti»,
per la prima volta dopo il concerto del 10
dicembre '97 al Carlo Felice, al fianco di
Fabrizio. Chi non ricorda la magia di
quella indelebile serata
Parla
Cristiano, racconta dei suoi dubbi, della
perdita dei punti di riferimento forti,
non solo quella del padre, ma anche di
quelli legati alla politica. Così
si collega al titolo del suo ultimo LP
Scaramante per dire causticamente
«preferisco seguire un oroscopo che
un dibattito politico». E poi le
incertezze sul futuro personale, una lunga
pausa di riflessione, il ritirarsi in
campagna, il bilancio del passato e del
presente, per rendersi infine conto che,
nel suo futuro, c'è ancora, di
nuovo, la musica. Esorcizza i dolori, ma
anche le gioie, dimostrando di aver
tagliato il cordone ombelicale ad un tal
padre, che lo avrebbe potuto frenare nella
carriera e nella vita. Sulla soglia dei 40
anni Cristiano è oggi un musicista
solido, un abile polistrumentista delle
corde (quando imbraccia il violino non
può non tornare alla mente
l'orgoglio con cui Fabrizio faceva notare
i duri studi al conservatorio). La sua
è una canzone d'autore moderna che
alterna brani, più nel solco
cantautorale classico, ad altri, vicini ad
un rock ruvido. Il suono è
variegato, pieno di colori, c'è
spazio per tocchi rap e voci sciamaniche.
Scorrono brani come La Diligenza in cui,
con la fantasia, salva il condannato a
morte de Il Miglio Verde, i potenziali hit
Sei arrivata e Lady Barcollando e Nel
Grande spazio aperto, cover da Tom Petty.
Dopo cinquanta minuti un solo voce e
chitarra precede l'apoteosi con cui gli
spettatori accolgono quelli che sono
presentati come inediti Creuza de Ma,
Mégu Megún, Il Pescatore. E
i bis, richiesti a gran voce, servono a
imprimere nelle menti che "chi sogna, non
muore quasi mai".
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