Scaramante tour


CONCERTO A PIACENZA
«Gazzetta di Parma» 7.04.2002 di F. Marcheselli

Un altro De André . Cristiano stasera canta a Cortemaggiore.

«Vi lascio con un grande artista che porta casualmente il mio cognome: Cristiano De André». E' una frase di Fabrizio De André molto significativa e per questo ogni tanto la riproponiamo. Fabrizio la pronunciò durante il suo concerto parmigiano del 2 novembre 1997 al Teatro Regio, mentre si apprestava a lasciare la scena al figlio per un paio di canzoni. Adesso questa frase è diventata più che mai di attualità, perché, dopo un lungo periodo di riflessione, Cristiano ha finalmente deciso di tornare alla ribalta discografica con un album di inediti, «Scaramante». E non solo discografica, visto che questa sera alle 21,30 si esibirà al Fillmore di Cortemaggiore nella seconda data del suo nuovo tour, il primo dopo le fortunate tournée al fianco del padre tra il '96 e il '98. Nomination nella categoria «album del 2001» al recente «Pim - Premio italiano della musica», «Scaramante» è il cd della cosiddetta «maturità artistica». Un lavoro di qualità in cui si fondono diversi generi e che ispira il tour. Il resto ce lo ha raccontato Cristiano De André ieri in un'intervista telefonica.

Ci puoi spiegare il titolo «Scaramante»? «L'ho preso in prestito da un mio amico, Daniele Pignatelli, che fa il regista di corti e video, perché nell'album parlo di scaramanzia come alternativa alla carenza di punti di riferimento in questo periodo storico, soprattutto per quanto riguarda la politica e la religione. La scaramanzia è una congiunzione stellare, un'ironica speranza che le cose si possano mettere a posto».

Il tuo disco è uscito alla fine del 2001 e poco dopo hanno cominciato ad arrestare i maghi...«La gente va dai maghi perché si sente in balia degli eventi e ha ancora meno certezze che in passato. La religione crea soltanto guerre e la politica non riesce a risolverle».

Da «Sul confine» (1995), il tuo penultimo cd, a «Scaramante» sono trascorsi sei anni. Perché hai aspettato così tanto? «Per tre anni sono stato piacevolmente occupato con mio padre in una tournée di cui ero musicista, arrangiatore e coproduttore. Dopodiché è successo quel che è successo (il tragico evento della morte di Fabrizio è datato gennaio 1999, ndr) e quindi ho sentito il bisogno di ritirarmi in me stesso e non pensare alla musica, che è fatta di emozioni forti. Negli ultimi due anni ho sentito invece un bisogno fisiologico di mettere giù i pensieri, le riflessioni e le emozioni che avevo avuto. E così «Scaramante» è stato un album per me terapeutico».

Suoni ancora tutti gli strumenti come nei tour con tuo padre? «Mauro Pagani mi aveva passato le consegne. Anche nel nuovo disco suono bouzouki, violini, chitarre acustiche e tastiere. In più le programmazioni perché ci sono un po' di suoni elettronici».

Come si può definire oggi Cristiano De André? «Le etichette non sono fatte per me e non so neanche come definire la mia musica. Nelle dieci canzoni dell'album ho cercato di mischiare le cose che mi piacciono. Nasco più come musicista che come autore di testi, ma forse il termine 'cantautore' è quello che mi rappresenta meglio, anche se è troppo legato al passato e ad artisti con la camicia a scacchi, il capello unto e la bottiglia di vino rosso. Carmen Consoli si è definita 'cantantessa' e a me piacerebbe trovare il termine corrispettivo al maschile».

Che concerto hai in programma al Fillmore? «Un concerto sia acustico che elettrico, insieme a cinque musicisti. Farò tutto «Scaramante», qualche canzone dei miei album precedenti e anche un omaggio a mio padre con due o tre sue canzoni a sorpresa».

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