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Un
altro De André . Cristiano stasera
canta a Cortemaggiore.
«Vi
lascio con un grande artista che porta
casualmente il mio cognome: Cristiano De
André». E' una frase di
Fabrizio De André molto
significativa e per questo ogni tanto la
riproponiamo. Fabrizio la pronunciò
durante il suo concerto parmigiano del 2
novembre 1997 al Teatro Regio, mentre si
apprestava a lasciare la scena al figlio
per un paio di canzoni. Adesso questa
frase è diventata più che
mai di attualità, perché,
dopo un lungo periodo di riflessione,
Cristiano ha finalmente deciso di tornare
alla ribalta discografica con un album di
inediti, «Scaramante». E non
solo discografica, visto che questa sera
alle 21,30 si esibirà al Fillmore
di Cortemaggiore nella seconda data del
suo nuovo tour, il primo dopo le fortunate
tournée al fianco del padre tra il
'96 e il '98. Nomination nella categoria
«album del 2001» al recente
«Pim - Premio italiano della
musica», «Scaramante»
è il cd della cosiddetta
«maturità artistica». Un
lavoro di qualità in cui si fondono
diversi generi e che ispira il tour. Il
resto ce lo ha raccontato Cristiano De
André ieri in un'intervista
telefonica.
Ci
puoi spiegare il titolo
«Scaramante»?
«L'ho
preso in prestito da un mio amico, Daniele
Pignatelli, che fa il regista di corti e
video, perché nell'album parlo di
scaramanzia come alternativa alla carenza
di punti di riferimento in questo periodo
storico, soprattutto per quanto riguarda
la politica e la religione. La scaramanzia
è una congiunzione stellare,
un'ironica speranza che le cose si possano
mettere a posto».
Il
tuo disco è uscito alla fine del
2001 e poco dopo hanno cominciato ad
arrestare i
maghi...«La
gente va dai maghi perché si sente
in balia degli eventi e ha ancora meno
certezze che in passato. La religione crea
soltanto guerre e la politica non riesce a
risolverle».
Da
«Sul confine» (1995), il tuo
penultimo cd, a «Scaramante»
sono trascorsi sei anni. Perché hai
aspettato così tanto?
«Per
tre anni sono stato piacevolmente occupato
con mio padre in una tournée di cui
ero musicista, arrangiatore e
coproduttore. Dopodiché è
successo quel che è successo (il
tragico evento della morte di Fabrizio
è datato gennaio 1999, ndr) e
quindi ho sentito il bisogno di ritirarmi
in me stesso e non pensare alla musica,
che è fatta di emozioni forti.
Negli ultimi due anni ho sentito invece un
bisogno fisiologico di mettere giù
i pensieri, le riflessioni e le emozioni
che avevo avuto. E così
«Scaramante» è stato un
album per me terapeutico».
Suoni
ancora tutti gli strumenti come nei tour
con tuo padre?
«Mauro
Pagani mi aveva passato le consegne. Anche
nel nuovo disco suono bouzouki, violini,
chitarre acustiche e tastiere. In
più le programmazioni perché
ci sono un po' di suoni
elettronici».
Come
si può definire oggi Cristiano De
André?
«Le
etichette non sono fatte per me e non so
neanche come definire la mia musica. Nelle
dieci canzoni dell'album ho cercato di
mischiare le cose che mi piacciono. Nasco
più come musicista che come autore
di testi, ma forse il termine 'cantautore'
è quello che mi rappresenta meglio,
anche se è troppo legato al passato
e ad artisti con la camicia a scacchi, il
capello unto e la bottiglia di vino rosso.
Carmen Consoli si è definita
'cantantessa' e a me piacerebbe trovare il
termine corrispettivo al
maschile».
Che
concerto hai in programma al
Fillmore? «Un
concerto sia acustico che elettrico,
insieme a cinque musicisti. Farò
tutto «Scaramante», qualche
canzone dei miei album precedenti e anche
un omaggio a mio padre con due o tre sue
canzoni a sorpresa».
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