Dietro la porta


DIETRO LA PORTA C'E' LA SPERANZA
1993 di N. Arcari

E' stato la vera rivelazione dell'ultimo Festival di Sanremo: un secondo posto conquistato inaspettatamente con il brano "Dietro la porta", vincitore anche del Premio della critica. Un'affermazione che per Cristiano De André, 30 anni, vale molto di più che per chiunque altro. Già, perché lui ha un cognome pesante come un macigno: il confronto con il mitico padre, Fabrizio De André, è inevitabile. E il fatto di avere avuto consensi unanimi, sia dal pubblico sia dagli addetti ai lavori, premia la caparbietà con cui ha voluto percorrere una strada non facile, tutta da solo. Sposato da sei anni con Carmen, una ragazza spagnola di tre anni più grande di lui e padre di tre figli, Fabrizia di sei anni e i gemelli Filippo e Francesca di tre, per la prima volta Cristiano dice di essere contento di quello che ha ottenuto. Per lui, che è il peggior critico di se stesso, è un'autentica conquista.

Perché hai voluto fare il cantautore, viste le difficoltà che inevitabilmente avresti incontrato? «In realtà non ho deciso nulla. Frequentavo ancora il liceo scientifico quando mi è capitato di entrare in una compagnia teatrale di Genova. Facevamo spettacoli ironici, dissacranti, ed è stato per caso che ho scoperto di aver voglia di suonare su un palcoscenico. Era una sorta di attrazione che provavo per un mondo che però non volevo accettare fino in fondo, forse perché sentivo che apparteneva a mio padre. Un'attrazione che mi ha strappato a un ambiente difficile e alle molte cavolate che facevo, a quindici o sedici anni assieme ai miei amici».

Sono stati anni duri, quelli? «Durissimi. Per ricordarli ho scritto anche una canzone, "Invincibili", presente nel mio ultimo album. Parla di quei tempi, di quei ragazzi. Molti di loro li ho persi di vista altri sono ancora oggi miei amici, come Enrico, che è un affermato fotografo di guerra. Altri si sono proprio perduti...La mia è una generazione che si è trovata a vivere in un momento spaventoso, di crollo di valori. Quando era ragazzo mio padre, invece, bastava scegliere da che parte stare. Papà stava dalla parte opposta rispetto a quella di suo padre, un uomo che aveva fatto fortuna lavorando sodo, e di suo fratello, un grande avvocato. Ma anche stando dall'altra parte della barricata lui ha potuto diventare grande come artista. Io purtroppo appartengo a quella generazione per la quale tutto era possibile : il consumismo forsennato spingeva alla competizione, distruggeva i valori e i rapporti umani. Per andare avanti ho dovuto cercare a lungo dentro di me. E sinceramente non è stato facile»

Alludi a quel periodo di silenzio durante il quale sei scomparso dopo il successo ottenuto con il tuo gruppo, Tempi Duri, e l'affermazione con "Bella più di me" dell'85? «Già. Sono stato fermo per quattro anni. Prima ho fatto il militare, poi sono partito. Anzi, fuggito. Volevo capire davvero chi ero, dove volevo andare. Ho vissuto sempre con mia madre. Con mio padre per molti anni non ho avuto rapporti. Lo mitizzavo, sapevo che cosa diceva e come pensava ascoltando le sue canzoni e leggendo le interviste che rilasciava, ma noi due non parlavamo mai. E' successo per caso, alcuni anni fa, durante un incontro come un altro, finalmente abbiamo parlato davvero. Forse sono stato io, improvvisamente capace di esprimere quello che avevo dentro, a dare una svolta ai nostri rapporti. Ci siamo trovati molto simili, per tante cose, anche se i percorsi erano stati tanto diversi e così faticosi...».

La tua compagna, Carmen, l'hai incontrata nel periodo della fuga, della ricerca? «In quel periodo di crisi sono andato a Santo Domingo e ho conosciuto questa ragazza madrilena piena di vita, di idee, di energia. Con alcuni amici aveva aperto un club in un luogo sperduto, una specie di discoteca con un tetto di paglia dove c'era un'atmosfera incantevole. Ci siamo visti e innamorati. Lei non sapeva chi fossi, non conosceva niente di me, della mia famiglia. Le sono piaciuto come persona e questo è stato fondamentale per il nostro rapporto. Io non sono capace di stare da solo, di fare il single, ho bisogno assoluto di dividere le cose con qualcuno. Carmen è arrivata proprio quando ne avevo più bisogno. Abbiamo un ottimo rapporto, tra noi parliamo molto, discutiamo, ci confrontiamo. Lei sa essere dura nei momenti giusti e tenera quando è necessario. Ovviamente abbiamo anche noi i nostri alti e bassi, litighiamo, e poi c'è la fatica di allevare tre figli. Ma averla vicino mi dà forza. Carmen, insieme con Massimo Bubola, che ha collaborato anche con mio padre e che mi è vicino da sempre, mi hanno dato una grossa mano. Grazie a loro ho imparato a credere in me stesso. Dopo quella pausa di riflessione avevo bisogno di ricostruirmi. Lei è venuta con me in Italia e mi ha aiutato a capire molte cose di me stesso e del mondo nel quale vivo. Pio ci siamo sposati, sei anni fa, quando è nata la nostra prima figlia».

Tu sembri ottimista, lo è anche la tua canzone? «Forse non è esatto dire che sono ottimista. Dopo aver toccato il fondo, invece di scavare ancora e di andare ancora più giù, sono riuscito a risalire la china, e forse questo mi ha dato speranza. "Dietro la porta" ha appunto questo significato. Quello, cioè, di cercare e trovare nelle cose che abbiamo a portata di mano uno scopo per vivere e per andare avanti»

Il titolo che cosa significa? Cosa c'è dietro la porta? «Parlo anche a nome di Daniele Fossati, l'autore del testo, che ha discusso con me ogni parola e i significati di questo brano. "Dietro la porta" significa superare il confine tra l'intimità della casa e le cose che stanno fuori, che vuoi condividere con gli altri. Finora abbiamo cercato di difenderci, invece è ora di aprire la porta, di andare al bar e chiacchierare con la gente, con gli amici. Ci hanno insegnato a rassegnarci, ma adesso è ora di dire basta».

E quando tu dici « ho un amore che tengo a portata di mano » parli di una donna comoda, da prendere quando vuoi? «Ma no! Voglio dire che è assurdo cercare l'amore ideale, perché quello non lo si trova mai. Invece bisogna guardare la donna (o l'uomo) che hai vicino, a portata di mano, e con la quale puoi andare lontano malgrado le "parole perdenti vicino a me" quelle stupidaggini, cioè, che arrivano dai mass media. E mano nella mano andare verso un futuro diverso, più onesto, pulito, costruttivo».

Continuiamo ancora un momento a esaminare il testo della tua canzone, che è un po' misterioso. Che cosa significa..."...questo vivere appesi coi denti, per una faccia migliore, questo vivere fuori dai tempi aspettando per ore"? «Quello che Daniele Fossati e io volevamo dire è che si fa di tutto per mostrarsi migliori, e che si sta ad aspettare che venga il momento giusto per far valere le proprie ragioni. Questa canzone vuole dire cose molto semplici, e cioè che dobbiamo trovare nell'amore, negli amici, nei gesti di ogni giorno, la forza di cambiare un po' le cose e andare avanti. Senza farsi rimbambire dai messaggi negativi e a volte pericolosi che arrivano da ogni parte. E' una canzone che parla di gente della mia generazione a persone che hanno la mia età, ma anche ai più giovani; Credo siano stati i giovani a votarmi, perché hanno sentito che parlavo di speranza. Ce n'è molto bisogno, oggi, e i giovani ne hanno ancora più necessità se non vogliono finire schiacciati dall'indifferenza, disperati ».

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