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E'
stato la vera rivelazione dell'ultimo
Festival di Sanremo: un secondo posto
conquistato inaspettatamente con il brano
"Dietro la porta", vincitore anche del
Premio della critica. Un'affermazione che
per Cristiano De André, 30 anni,
vale molto di più che per chiunque
altro. Già, perché lui ha un
cognome pesante come un macigno: il
confronto con il mitico padre, Fabrizio De
André, è inevitabile. E il
fatto di avere avuto consensi unanimi, sia
dal pubblico sia dagli addetti ai lavori,
premia la caparbietà con cui ha
voluto percorrere una strada non facile,
tutta da solo. Sposato da sei anni con
Carmen, una ragazza spagnola di tre anni
più grande di lui e padre di tre
figli, Fabrizia di sei anni e i gemelli
Filippo e Francesca di tre, per la prima
volta Cristiano dice di essere contento di
quello che ha ottenuto. Per lui, che
è il peggior critico di se stesso,
è un'autentica
conquista.
Perché
hai voluto fare il cantautore, viste le
difficoltà che inevitabilmente
avresti
incontrato?
«In
realtà non ho deciso nulla.
Frequentavo ancora il liceo scientifico
quando mi è capitato di entrare in
una compagnia teatrale di Genova. Facevamo
spettacoli ironici, dissacranti, ed
è stato per caso che ho scoperto di
aver voglia di suonare su un palcoscenico.
Era una sorta di attrazione che provavo
per un mondo che però non volevo
accettare fino in fondo, forse
perché sentivo che apparteneva a
mio padre. Un'attrazione che mi ha
strappato a un ambiente difficile e alle
molte cavolate che facevo, a quindici o
sedici anni assieme ai miei
amici».
Sono
stati anni duri,
quelli?
«Durissimi.
Per ricordarli ho scritto anche una
canzone, "Invincibili", presente nel mio
ultimo album. Parla di quei tempi, di quei
ragazzi. Molti di loro li ho persi di
vista altri sono ancora oggi miei amici,
come Enrico, che è un affermato
fotografo di guerra. Altri si sono proprio
perduti...La mia è una generazione
che si è trovata a vivere in un
momento spaventoso, di crollo di valori.
Quando era ragazzo mio padre, invece,
bastava scegliere da che parte stare.
Papà stava dalla parte opposta
rispetto a quella di suo padre, un uomo
che aveva fatto fortuna lavorando sodo, e
di suo fratello, un grande avvocato. Ma
anche stando dall'altra parte della
barricata lui ha potuto diventare grande
come artista. Io purtroppo appartengo a
quella generazione per la quale tutto era
possibile : il consumismo forsennato
spingeva alla competizione, distruggeva i
valori e i rapporti umani. Per andare
avanti ho dovuto cercare a lungo dentro di
me. E sinceramente non è stato
facile»
Alludi
a quel periodo di silenzio durante il
quale sei scomparso dopo il successo
ottenuto con il tuo gruppo, Tempi Duri, e
l'affermazione con "Bella più di
me" dell'85?
«Già.
Sono stato fermo per quattro anni. Prima
ho fatto il militare, poi sono partito.
Anzi, fuggito. Volevo capire davvero chi
ero, dove volevo andare. Ho vissuto sempre
con mia madre. Con mio padre per molti
anni non ho avuto rapporti. Lo mitizzavo,
sapevo che cosa diceva e come pensava
ascoltando le sue canzoni e leggendo le
interviste che rilasciava, ma noi due non
parlavamo mai. E' successo per caso,
alcuni anni fa, durante un incontro come
un altro, finalmente abbiamo parlato
davvero. Forse sono stato io,
improvvisamente capace di esprimere quello
che avevo dentro, a dare una svolta ai
nostri rapporti. Ci siamo trovati molto
simili, per tante cose, anche se i
percorsi erano stati tanto diversi e
così faticosi...».
La
tua compagna, Carmen, l'hai incontrata nel
periodo della fuga, della
ricerca?
«In
quel periodo di crisi sono andato a Santo
Domingo e ho conosciuto questa ragazza
madrilena piena di vita, di idee, di
energia. Con alcuni amici aveva aperto un
club in un luogo sperduto, una specie di
discoteca con un tetto di paglia dove
c'era un'atmosfera incantevole. Ci siamo
visti e innamorati. Lei non sapeva chi
fossi, non conosceva niente di me, della
mia famiglia. Le sono piaciuto come
persona e questo è stato
fondamentale per il nostro rapporto. Io
non sono capace di stare da solo, di fare
il single, ho bisogno assoluto di dividere
le cose con qualcuno. Carmen è
arrivata proprio quando ne avevo
più bisogno. Abbiamo un ottimo
rapporto, tra noi parliamo molto,
discutiamo, ci confrontiamo. Lei sa essere
dura nei momenti giusti e tenera quando
è necessario. Ovviamente abbiamo
anche noi i nostri alti e bassi,
litighiamo, e poi c'è la fatica di
allevare tre figli. Ma averla vicino mi
dà forza. Carmen, insieme con
Massimo Bubola, che ha collaborato anche
con mio padre e che mi è vicino da
sempre, mi hanno dato una grossa mano.
Grazie a loro ho imparato a credere in me
stesso. Dopo quella pausa di riflessione
avevo bisogno di ricostruirmi. Lei
è venuta con me in Italia e mi ha
aiutato a capire molte cose di me stesso e
del mondo nel quale vivo. Pio ci siamo
sposati, sei anni fa, quando è nata
la nostra prima figlia».
Tu
sembri ottimista, lo è anche la tua
canzone? «Forse
non è esatto dire che sono
ottimista. Dopo aver toccato il fondo,
invece di scavare ancora e di andare
ancora più giù, sono
riuscito a risalire la china, e forse
questo mi ha dato speranza. "Dietro la
porta" ha appunto questo significato.
Quello, cioè, di cercare e trovare
nelle cose che abbiamo a portata di mano
uno scopo per vivere e per andare
avanti»
Il
titolo che cosa significa? Cosa c'è
dietro la
porta?
«Parlo
anche a nome di Daniele Fossati, l'autore
del testo, che ha discusso con me ogni
parola e i significati di questo brano.
"Dietro la porta" significa superare il
confine tra l'intimità della casa e
le cose che stanno fuori, che vuoi
condividere con gli altri. Finora abbiamo
cercato di difenderci, invece è ora
di aprire la porta, di andare al bar e
chiacchierare con la gente, con gli amici.
Ci hanno insegnato a rassegnarci, ma
adesso è ora di dire
basta».
E
quando tu dici « ho un amore che
tengo a portata di mano » parli di
una donna comoda, da prendere quando
vuoi?
«Ma
no! Voglio dire che è assurdo
cercare l'amore ideale, perché
quello non lo si trova mai. Invece bisogna
guardare la donna (o l'uomo) che hai
vicino, a portata di mano, e con la quale
puoi andare lontano malgrado le "parole
perdenti vicino a me" quelle stupidaggini,
cioè, che arrivano dai mass media.
E mano nella mano andare verso un futuro
diverso, più onesto, pulito,
costruttivo».
Continuiamo
ancora un momento a esaminare il testo
della tua canzone, che è un po'
misterioso. Che cosa
significa..."...questo vivere appesi coi
denti, per una faccia migliore, questo
vivere fuori dai tempi aspettando per
ore"? «Quello
che Daniele Fossati e io volevamo dire
è che si fa di tutto per mostrarsi
migliori, e che si sta ad aspettare che
venga il momento giusto per far valere le
proprie ragioni. Questa canzone vuole dire
cose molto semplici, e cioè che
dobbiamo trovare nell'amore, negli amici,
nei gesti di ogni giorno, la forza di
cambiare un po' le cose e andare avanti.
Senza farsi rimbambire dai messaggi
negativi e a volte pericolosi che arrivano
da ogni parte. E' una canzone che parla di
gente della mia generazione a persone che
hanno la mia età, ma anche ai
più giovani; Credo siano stati i
giovani a votarmi, perché hanno
sentito che parlavo di speranza. Ce
n'è molto bisogno, oggi, e i
giovani ne hanno ancora più
necessità se non vogliono finire
schiacciati dall'indifferenza, disperati
».
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