|
|
Sognando
sognando i sogni si avverano. Così
Cristiano De André ha affermato la
la sua personalità di fronte alla
inquietante ma considerevole platea del
Festival di Sanremo. Dunque, la
"quantità" (degli ascoltatori)
conquistata dalla "qualità" (della
canzone Dietro la porta e del suo
interprete ). La musica ha bisogno anche
di questo: di un "compromesso" legittimo
che permetta agli artisti di vivere e, nel
caso di Cristiano, di vivere di luce
propria. Il tempo è dalla sua parte
e nei prossimi anni potrà dare
ancora molto al pubblico italiano,
regalandoci un De André per il
Terzo Millennio. E la staffetta tra padre
e figlio sarà perfetta.«Mi
auguro che a tutti si apra una porta, come
è successo a me», mi ha detto
Cristiano durante una lunga serata
trascorsa tra amici (c'era anche il suo
"consigliere" Massimo Bubola). «Una
porta comune, che è poi la grande
voglia di riunirsi, di comunicare. In un
mondo difficile come quello di oggi,
bisogna tornare a sentirci parte del
tutto, a cavalcare l'onda dell'amore
universale, un'onda che può
portarci oltre i partiti politici e le
ideologie. E' utopia? Forse, ma sento che
questo per me è il significato
della vita. Siamo piccole formiche in un
"oceano di merda", ma dobbiamo salvare la
nostra dignità».E la musica
può essere uno strumento
fondamentale per realizzare quest'altro
sogno: «Io vivo il mio essere
musicista come una ricerca quotidiana.
Più passa il tempo, più
seguo un'idea mia di ciò che
è bello e giusto. E' una sensazione
che deriva da emozioni personali, anche
perché quando il bello e il giusto
diventano fenomeni di massa, nascono le
mode e i luoghi comuni. La libertà
può derivare da uno stato d'animo
individuale sereno ed è un dovere
conquistarla, per tutti».Cristiano ha
vissuto la sua infanzia tra personaggi di
ogni tipo, eppure da bambino non aveva
punti di riferimento sicuri :«Penso
sia stata un'esperienza d'incertezza
comune a tutti quelli della mia
generazione. Noi, che nel '68 avevamo meno
di dieci anni, abbiamo avuto il problema
di crearci una personalità nostra,
anche se tutto allora ci sembrava
possibile, nel bene e nel male. Ai nostri
padri abbiamo invidiato la
possibilità di vivere la
creatività collettivamente, come
momento magico e politico
insieme...». Interviene Bubola:
«Cristiano ha ragione. Noi più
grandi avevamo certezze reali e già
vent'anni fa sapevamo che l'Italia stava
andando alla deriva. Comunque, sono
convinto che le discussioni fatte tra
artisti in casa De André abbiano
influenzato le sue idee». Cristiano
gli fa eco: «La fortuna della mia
vita è stata il poter frequentare
persone intelligenti e questo "vizio" me
lo porto ancora dietro». Bubola:
«Considero Cristiano un fratello
minore e ho sempre saputo che ce l'avrebbe
fatta. Ha un gran talento, anche se non ne
è del tutto consapevole. Io lo
accuso spesso di sottovalutarsi,
soprattutto come interprete». Dopo
Sanremo cosa è cambiato nella
realtà di De André?
«Sento la responsabilità del
mio ruolo. Finalmente sono riuscito a
farmi accettare per quello che sono e
voglio conservare la mia sincerità.
E' imbarazzante, ma sono felice del
successo che ho avuto, anche perché
da sempre desideravo convincere gli
addetti ai lavori che potevo fare questo
mestiere sul serio».Ma non c'è
il rischio che anche Cristiano diventi un
cantautore con il naso lungo? Replica:
«Il vero rischio è di
esistere. Comunque, voglio continuare ad
andare incontro alle mie emozioni e ai
miei sentimenti senza paure: se le cose
vengono dal cuore, se c'è un motivo
reale per farle, vanno fatte accettandone
le conseguenze».E il "sistema",
soprattutto quello discografico? «Ma
il sistema siamo noi! Noi che parliamo,
che scriviamo sui giornali, che cantiamo.
Siamo noi con la nostra forza di saper
aspettare il momento giusto per cambiare
le cose. Il mondo che ci sta intorno
è frenetico, ma io non ho fretta.
Credo nella discussione, nella
necessità di uscire dagli schemi
tradizionali della competizione fra
persona e persona. Viviamo in un clima da
dopoguerra, ma proprio questo stato
d'animo mi dà motivo di reagire
positivamente».Torniamo alla musica:
«Mi ci sono aggrappato per vivere e
cerco di rispettarla, dando il meglio di
me stesso. Certo i soldi sono importanti,
perché mi permettono di salvarmi le
chiappe dalle cannonate del Potere. Il mio
lavoro mi fa capire che esisto, che posso
intervenire sulla realtà». La
chiacchierata va avanti : si parla del
rapporto col pubblico, della nostalgia che
Cristiano prova per la vita di gruppo, dei
Tempi Duri di una volta, dei "pirati" che
affollano gli ambienti discografici e
giornalistici, della sua famiglia...Ma lo
spazio a disposizione si è
esaurito: avremo altre occasioni per
discuterne ancora e per scrivere ancora
musica e articoli. La chiusura la
affidiamo allora alle parole di Massimo
Bubola: «Nelle canzoni di Cristiano
ci sono idee, piccole malinconie, storie
di vita, fotografie di attimi fatti di
amicizia, di amore...In Cristiano
convivono l'autore di testi, il musicista
puro e l'interprete che sa stare sul
palco. E finalmente ha anche un sound
preciso, un sound elettro-acustico fatto
di batterie asciutte e profonde, bassi
incisivi di stampo rock...Insomma,
Cristiano è diventato una
band!».
|