Dietro la porta


FUORI DAL CORO
«Tutto» 1993 di F. Pirito

Sognando sognando i sogni si avverano. Così Cristiano De André ha affermato la la sua personalità di fronte alla inquietante ma considerevole platea del Festival di Sanremo. Dunque, la "quantità" (degli ascoltatori) conquistata dalla "qualità" (della canzone Dietro la porta e del suo interprete ). La musica ha bisogno anche di questo: di un "compromesso" legittimo che permetta agli artisti di vivere e, nel caso di Cristiano, di vivere di luce propria. Il tempo è dalla sua parte e nei prossimi anni potrà dare ancora molto al pubblico italiano, regalandoci un De André per il Terzo Millennio. E la staffetta tra padre e figlio sarà perfetta.«Mi auguro che a tutti si apra una porta, come è successo a me», mi ha detto Cristiano durante una lunga serata trascorsa tra amici (c'era anche il suo "consigliere" Massimo Bubola). «Una porta comune, che è poi la grande voglia di riunirsi, di comunicare. In un mondo difficile come quello di oggi, bisogna tornare a sentirci parte del tutto, a cavalcare l'onda dell'amore universale, un'onda che può portarci oltre i partiti politici e le ideologie. E' utopia? Forse, ma sento che questo per me è il significato della vita. Siamo piccole formiche in un "oceano di merda", ma dobbiamo salvare la nostra dignità».E la musica può essere uno strumento fondamentale per realizzare quest'altro sogno: «Io vivo il mio essere musicista come una ricerca quotidiana. Più passa il tempo, più seguo un'idea mia di ciò che è bello e giusto. E' una sensazione che deriva da emozioni personali, anche perché quando il bello e il giusto diventano fenomeni di massa, nascono le mode e i luoghi comuni. La libertà può derivare da uno stato d'animo individuale sereno ed è un dovere conquistarla, per tutti».Cristiano ha vissuto la sua infanzia tra personaggi di ogni tipo, eppure da bambino non aveva punti di riferimento sicuri :«Penso sia stata un'esperienza d'incertezza comune a tutti quelli della mia generazione. Noi, che nel '68 avevamo meno di dieci anni, abbiamo avuto il problema di crearci una personalità nostra, anche se tutto allora ci sembrava possibile, nel bene e nel male. Ai nostri padri abbiamo invidiato la possibilità di vivere la creatività collettivamente, come momento magico e politico insieme...». Interviene Bubola: «Cristiano ha ragione. Noi più grandi avevamo certezze reali e già vent'anni fa sapevamo che l'Italia stava andando alla deriva. Comunque, sono convinto che le discussioni fatte tra artisti in casa De André abbiano influenzato le sue idee». Cristiano gli fa eco: «La fortuna della mia vita è stata il poter frequentare persone intelligenti e questo "vizio" me lo porto ancora dietro». Bubola: «Considero Cristiano un fratello minore e ho sempre saputo che ce l'avrebbe fatta. Ha un gran talento, anche se non ne è del tutto consapevole. Io lo accuso spesso di sottovalutarsi, soprattutto come interprete». Dopo Sanremo cosa è cambiato nella realtà di De André? «Sento la responsabilità del mio ruolo. Finalmente sono riuscito a farmi accettare per quello che sono e voglio conservare la mia sincerità. E' imbarazzante, ma sono felice del successo che ho avuto, anche perché da sempre desideravo convincere gli addetti ai lavori che potevo fare questo mestiere sul serio».Ma non c'è il rischio che anche Cristiano diventi un cantautore con il naso lungo? Replica: «Il vero rischio è di esistere. Comunque, voglio continuare ad andare incontro alle mie emozioni e ai miei sentimenti senza paure: se le cose vengono dal cuore, se c'è un motivo reale per farle, vanno fatte accettandone le conseguenze».E il "sistema", soprattutto quello discografico? «Ma il sistema siamo noi! Noi che parliamo, che scriviamo sui giornali, che cantiamo. Siamo noi con la nostra forza di saper aspettare il momento giusto per cambiare le cose. Il mondo che ci sta intorno è frenetico, ma io non ho fretta. Credo nella discussione, nella necessità di uscire dagli schemi tradizionali della competizione fra persona e persona. Viviamo in un clima da dopoguerra, ma proprio questo stato d'animo mi dà motivo di reagire positivamente».Torniamo alla musica: «Mi ci sono aggrappato per vivere e cerco di rispettarla, dando il meglio di me stesso. Certo i soldi sono importanti, perché mi permettono di salvarmi le chiappe dalle cannonate del Potere. Il mio lavoro mi fa capire che esisto, che posso intervenire sulla realtà». La chiacchierata va avanti : si parla del rapporto col pubblico, della nostalgia che Cristiano prova per la vita di gruppo, dei Tempi Duri di una volta, dei "pirati" che affollano gli ambienti discografici e giornalistici, della sua famiglia...Ma lo spazio a disposizione si è esaurito: avremo altre occasioni per discuterne ancora e per scrivere ancora musica e articoli. La chiusura la affidiamo allora alle parole di Massimo Bubola: «Nelle canzoni di Cristiano ci sono idee, piccole malinconie, storie di vita, fotografie di attimi fatti di amicizia, di amore...In Cristiano convivono l'autore di testi, il musicista puro e l'interprete che sa stare sul palco. E finalmente ha anche un sound preciso, un sound elettro-acustico fatto di batterie asciutte e profonde, bassi incisivi di stampo rock...Insomma, Cristiano è diventato una band!».

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