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«Ho
superato un periodo buio, di paure e di
angosce. Ora sono pronto a tornare a
vivere, a cantare, a comunicare...».
Cristiano De André giustifica, in
qualche modo, il suo silenzio che durava
ormai da due anni. E non esita a spiegare
i motivi della sua "crisi", finalmente
risolta con l'uscita del suo nuovo album
che si intitola "Scaramante": «Per
tre anni sono stato in tournée con
mio padre. sino ad allora ci vedevamo
poco. Sai com'era fatto, un po' orso.
Suonare con lui, frequentarlo ogni giorno,
ci ha avvicinato moltissimo. Ci ha
consentito di conoscerci a vicenda. Poi,
quando lui, due anni fa se n'è
andato, io sono piombato in uno stato di
apatia. Per fortuna avevo mia figlia
Alice, che ora ha due anni e mezzo: il suo
amore mi ha aiutato a non cadere in
depressione». Trentanove anni il 29
dicembre, Cristiano sembra aver ritrovato
gli entusiasmi della sua professione e la
voglia di ritrovare il suo
pubblico.
Cosa
significa
"Scaramante"?
«E' un po' la chiave di lettura di
quel che racconto, nel doppio senso del
neologismo "scaramante", che ho preso in
prestito da un film di Daniele Pignatelli.
Il significato più evidente
è proprio la scaramanzia, magari
criticabile, ma che può aiutarti a
credere che possa andar meglio. Poi
c'è quella "esse" prefissale, che
fa riferimento a esperienze, amori,
persone, situazioni non più care,
non più amate. O troppo care o
troppo amate: "s.car.amante". Comunque
c'è molto di me e della mia vita
nel disco».
Ascoltando
le dieci canzoni, sembra che tu abbia
voluto spaziare in vari generi musicali.
Ma il risultato non è stridente,
anzi, alla fine si ha l'impressione che da
questo "magma" di note esca un discorso
logico e del tutto omogeneo...Solo in "Il
silenzio e la luce" la tua voce ricorda
quella di tuo papà...
«Infatti
è dedicata a lui. un'altra, "Sapevo
il credo", è la versione di un
antico canto popolare. Con "Le quaranta
carte", in cui si sente la voce di Luvi,
mia sorella, ho cercato di ribadire il
concetto della scaramanzia come alibi nei
confronti del destino. "Lady Barcollando"
vuol rappresentare la nostra
società, nella quale convivono
vincitori e vinti, servi e padroni di un
regime basato sulla compravendita di
qualsiasi merce; dove si esiste solo come
potenziali consumatori o utenti, meno che
mai come cittadini».
C'è
anche speranza nel tuo disco. In "Buona
speranza", per
esempio...«Sì,
è una canzone che vuol rammentare
che certi momenti della nostra vita non
potranno mai essere cancellati, né
dal tempo né dal dolore e nemmeno
dalla morte. Del resto, col passare degli
anni ci si deve abituare a nuovi dolori e
il ricordo aiuta a lenirli».
La
canzone del tuo singolo "Sei arrivata"
propone un ritmo incalzante, forsennato,
sembra il modo di esorcizzare un incontro
che sembrava bellissimo, ma che s'è
rivelato devastante...
«Una
storia che ho vissuto...e me ne sono
liberato così».
Una
curiosità: in "La diligenza", che
è un evidente atto di accusa contro
la pena di morte, i passeggeri si mettono
d'accordo per far fuggire un uomo
innocente condannato alla pena capitale.
Anche questo è
autobiografico?
« Stavo viaggiando su un pullman
sgangherato che dal Messico mi portava in
Guatemala e avevo appena visto il
bellissimo film "Il miglio verde". Ricordi
il personaggio di John Coffey, quel
gigantesco nero dotato di straordinari
poteri di guaritore? Aspettava, innocente,
di salire sulla sedia elettrica. Beh, nel
mio piccolo ho voluto
salvarlo...».
Tutti
ti considerano un cantautore. E'
un'etichetta che
accetti?
«Nell'accezione più comune e
diffusa, il cantautore è obbligato
ad ammorbarti di tristezza. Dev'essere per
forza maledetto, come Baudelaire o Villon.
E invece no, io non mi sento così.
e per fortuna è arrivato Jovanotti,
che ha smantellato quel tipo di icona
paraintellettuale. Ha dimostrato che si
può affrontare il sociale senza
esser lugubri e parlare alla gente senza
renderla triste. Gloria a
Lorenzo!».
La
tua vita, i tuoi amici?
«Da
anni mi sono trasferito a Milano, i miei
amici più cari nell'ambiente sono
Eugenio Finardi e Francesco Baccini. Del
resto, ho dedicato questo mio ultimo disco
agli amici persi, a quelli che si sono
trovati, e a tutti quelli che si devono
ancora trovare. Vivo sereno, mi piace la
buona cucina, non mangio mai per nutrirmi.
Però, quando esagero un po'
ingrasso dal collo in giù, poi mi
osservo allo specchio e mi sembra di
vedere un pellicano. Guarda un po' se non
ho ragione...».
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