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Nanni
Moretti lo definirebbe uno splendido
quarantenne... «Ma, a differenza di
quelli della mia generazione»,
precisa Cristiano De andré,
«non sono caduto nella trappola del
far soldi a tutti i costi». Entri nel
suo appartamento, in pieno centro di
Milano, e scopri che ogni cosa trasuda
normalità. una normalità che
Cristiano ha conquistato a fatica:
«Mi sono perso e ritrovato»,
canta in "Fragile scusa", una delle
canzoni più sentite del suo nuovo
album, "Scaramante". In queste parole
è riassunta la storia recente di un
uomo che ha fatto i conti con i propri
demoni...«Questo, per me, è un
disco terapeutico», ti racconta,
«è uno scongiuro alle
avversità. Ho dovuto esorcizzare
dolori come la scomparsa di mio padre
Fabrizio, ma anche gioie come la nascita
della mia ultima figlia, Alice. Ho
affrontato i miei dubbi e tante
insicurezze. Pensavo addirittura di
mollare questo lavoro: per due anni non ho
toccato uno strumento, né scritto
una canzone. Mi sono trasferito in
Sardegna e mi sono occupato dell'azienda
agricola di famiglia. La musica ha il
potere di amplificare i sentimenti e in
quel momento non avevo bisogno di altri
stimoli». Cristiano s'è
aggrappato ai ricordi, che affollano i
testi del nuovo disco. Non patetici
rimpianti del passato, ma segni di "buona
speranza" per il futuro. E per uno che sei
anni fa cantava: «...chi si lega ai
ricordi, si sa, non può andare
lontano», è un bel
cambiamento. Ma oggi tutto è
diverso. Il "vecchio" Cristiano, «che
non si voleva bene, che era
masochista», non c'è
più. «Di me stesso», ti
dice, «odiavo l'autolesionismo e la
tristezza, una visione della realtà
votata al pessimismo. ma finalmente ho
imparato ad amare la vita». Per
pudore, Cristiano non ti svela tutto, ma
dalle sue parole capisci ogni cosa:
«In passato mi sono trascurato,
psicologicamente e fisicamente. Ho fatto
scelte dannose e, per quelle stesse
scelte, ho visto morire molti miei
amici». Oggi, anche Milano va stretta
a Cristiano che sogna di tornare nella sua
Liguria, dove esce con la barca a pescare
dentici e rientra col buio, senza lampara,
aguzzando la vista per non sbattere nei
pontili. va per quel mare dove un giorno,
come canta nel suo album, spera di
incontrare nuovamente suo padre, scomparso
nel gennaio del '99. Già, Fabrizio
De André: per te un gigante della
canzone d'autore, per lui un papà
ritrovato attraverso la musica durante i
due anni trascorsi assieme sui palchi di
mezza Italia con la tournée di
"Anime salve": «Non passavo
così tanto tempo con lui da
quand'ero bambino», ti rivela.
«E' stata l'occasione per conoscerci
profondamente. Ci siamo stupiti per quel
che abbiamo scoperto l'uno dell'altro. Ma
non dico di più: certi ricordi
preferisco tenerli per me». Finita
l'intervista, ti capita sotto gli occhi la
fotografia sul mobile svedese del salotto:
ritrae Cristiano abbracciato al padre e
alla sorella Luvi. De André
ricomincia da qui, dalla calda
normalità di un appartamento
milanese e dal ricordo delle "strade in
salita" della sua Liguria. E mentre saluti
quest'uomo che ha ritrovato la "voglia di
vivere", pensi che la felicità devi
imparare a riconoscerla, perché
è come l'amore infinito che
Cristiano canta in modo così
toccante in "Il silenzio e la luce", la
canzone che chiude l'album. Un amore
«...a volte lontano, a volte troppo
vicino».
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