Scaramante


HO FATTO UN SOGNO
«Tutto» Gennaio 2002 di C. Todesco

Nanni Moretti lo definirebbe uno splendido quarantenne... «Ma, a differenza di quelli della mia generazione», precisa Cristiano De andré, «non sono caduto nella trappola del far soldi a tutti i costi». Entri nel suo appartamento, in pieno centro di Milano, e scopri che ogni cosa trasuda normalità. una normalità che Cristiano ha conquistato a fatica: «Mi sono perso e ritrovato», canta in "Fragile scusa", una delle canzoni più sentite del suo nuovo album, "Scaramante". In queste parole è riassunta la storia recente di un uomo che ha fatto i conti con i propri demoni...«Questo, per me, è un disco terapeutico», ti racconta, «è uno scongiuro alle avversità. Ho dovuto esorcizzare dolori come la scomparsa di mio padre Fabrizio, ma anche gioie come la nascita della mia ultima figlia, Alice. Ho affrontato i miei dubbi e tante insicurezze. Pensavo addirittura di mollare questo lavoro: per due anni non ho toccato uno strumento, né scritto una canzone. Mi sono trasferito in Sardegna e mi sono occupato dell'azienda agricola di famiglia. La musica ha il potere di amplificare i sentimenti e in quel momento non avevo bisogno di altri stimoli». Cristiano s'è aggrappato ai ricordi, che affollano i testi del nuovo disco. Non patetici rimpianti del passato, ma segni di "buona speranza" per il futuro. E per uno che sei anni fa cantava: «...chi si lega ai ricordi, si sa, non può andare lontano», è un bel cambiamento. Ma oggi tutto è diverso. Il "vecchio" Cristiano, «che non si voleva bene, che era masochista», non c'è più. «Di me stesso», ti dice, «odiavo l'autolesionismo e la tristezza, una visione della realtà votata al pessimismo. ma finalmente ho imparato ad amare la vita». Per pudore, Cristiano non ti svela tutto, ma dalle sue parole capisci ogni cosa: «In passato mi sono trascurato, psicologicamente e fisicamente. Ho fatto scelte dannose e, per quelle stesse scelte, ho visto morire molti miei amici». Oggi, anche Milano va stretta a Cristiano che sogna di tornare nella sua Liguria, dove esce con la barca a pescare dentici e rientra col buio, senza lampara, aguzzando la vista per non sbattere nei pontili. va per quel mare dove un giorno, come canta nel suo album, spera di incontrare nuovamente suo padre, scomparso nel gennaio del '99. Già, Fabrizio De André: per te un gigante della canzone d'autore, per lui un papà ritrovato attraverso la musica durante i due anni trascorsi assieme sui palchi di mezza Italia con la tournée di "Anime salve": «Non passavo così tanto tempo con lui da quand'ero bambino», ti rivela. «E' stata l'occasione per conoscerci profondamente. Ci siamo stupiti per quel che abbiamo scoperto l'uno dell'altro. Ma non dico di più: certi ricordi preferisco tenerli per me». Finita l'intervista, ti capita sotto gli occhi la fotografia sul mobile svedese del salotto: ritrae Cristiano abbracciato al padre e alla sorella Luvi. De André ricomincia da qui, dalla calda normalità di un appartamento milanese e dal ricordo delle "strade in salita" della sua Liguria. E mentre saluti quest'uomo che ha ritrovato la "voglia di vivere", pensi che la felicità devi imparare a riconoscerla, perché è come l'amore infinito che Cristiano canta in modo così toccante in "Il silenzio e la luce", la canzone che chiude l'album. Un amore «...a volte lontano, a volte troppo vicino».

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