Scaramante


CRISTIANO: «La mia storia, una domanda infinita»
«Quotidiano Nazionale» 7.11.2001 di M. Mangiarotti

MILANO- E' il disco del distacco lento e faticoso, come il cammino di una memoria dai millepiedi. Cristiano De André esce dagli anni del dolore, dell'insicurezza e del silenzio (suonava in silenzio anche con papà) con "Scaramante", parola che evoca scaramanzia, amore e disamore, «ma anche il nome di un germoglio che tenta di nascere in una terra desolata». Resa dei conti con un'adolescenza che è stata amore e dolore, dipendenza e libertà. Una fisarmonica allegra e straziata. Muta e chiusa. «Ho scritto musica e testi -racconta Cristiano, 39 anni il 29 dicembre- a Milano dopo un anno passato in Sardegna ad occuparmi dell'azienda agricola di famiglia (e lì è nata mia figlia Alice). Poi abbiamo lavorato per un anno nello studio di casa con Stefano Melone, ex collaboratore di Ivano Fossati». E le dieci canzoni hanno ombre e sorrisi lungo la strada di influenze ambientali che vanno da Fabrizio, al consumo passivo di idee, cultura e poesia in casa e sul palco, a Ivano Fossati, che è una buona variante per l'apertura dell'album ("Buona speranza") e un viaggio messicano e latino ("La diligenza"). «Anche se la mia scelta stilistica - suggerisce - non sceglie, volutamente, tra il vecchio rock acustico e le ultime contaminazioni elettroniche world». Racconta flash lontani tra Genova e il mare, il vento e gli ulivi, il verde chiaro di Paraggi e la macchia scura del monte di portofino alle sue spalle (ancora "Buona speranza"). La sabbia e le canne piegate dal maestrale della Baia dell'amore, in Sardegna. Anche se il ritornello poi prende il largo in genovese. Autocoscienza definitiva in "Fragile scusa", la sua, di fronte alle scelte sbagliate della vita: «Questa storia è una storia scontata, una domanda infinita e un'infanzia sorpresa alle spalle. Quanto amore ci vuole per capire il dolore e poi quanto dolore per capire l'amore. Quanto tempo ci vuole per capire il dolore e poi quanto amore per capire me». Ogni pezzo rilegge una pagina conosciuta, ma ne prende contemporaneamente le distanze. «Ho cercato anche - confessa - alcune risposte a paure antiche e nuove insicurezze. Se potevo ancora fare il lavoro di musicista, per esempio. E liberarmi da un passato pesante. Ho trovato la presa di coscienza di altre cose: la mia forza, il mio essere musicista. La capacità di comunicare». Inevitabile parlare di Fabrizio. «A lui ho dedicato "Il silenzio e la luce". Il nostro rapporto è un gomitolo lungo. Non so se riuscirò mai ad arrivare alla fine, ma sono felice di avere avuto un padre così. Delle cose che mi ha insegnato: la sua umanità, la coerenza, il coraggio intellettuale e civile di schierarsi. Che padre è stato per me? La risposta è il gomitolo che sto srotolando (anch'io sono un padre difficile). Come nonno era meglio». Perché Cristiano ha già quattro figli: Fabrizia, 14 anni, i gemelli Filippo e Freancesca di 11, Alice di due anni e mezzo (che mentre è al telefono gli grida «papi!»). E la famiglia allargata di Dori e Luvi (che canta in "Le quaranta carte"). Hanno collaborato a "Scaramante" Mauro Pagani, Luca Cersosimo, Stefano Melone, Daniele Fossati e Oliviero Malaspina. Rudy Marra firma una ballata popolare che sa di mirto e donne in nero che recitano l'Ave Maria ("Sapevo il credo"). La parte d'invettiva sociale su un femminile volgare ("le puttane di regime") o inquietante, tra sfortuna e disastro ("Sei arrivata"), convince di meno. Ma belli sono gli arrangiamenti, una voce a volte più chiara, appagata. Un filtro leggero.

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