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MILANO-
E' il disco del distacco lento e faticoso,
come il cammino di una memoria dai
millepiedi. Cristiano De André esce
dagli anni del dolore, dell'insicurezza e
del silenzio (suonava in silenzio anche
con papà) con "Scaramante", parola
che evoca scaramanzia, amore e disamore,
«ma anche il nome di un germoglio che
tenta di nascere in una terra
desolata». Resa dei conti con
un'adolescenza che è stata amore e
dolore, dipendenza e libertà. Una
fisarmonica allegra e straziata. Muta e
chiusa. «Ho scritto musica e testi
-racconta Cristiano, 39 anni il 29
dicembre- a Milano dopo un anno passato in
Sardegna ad occuparmi dell'azienda
agricola di famiglia (e lì è
nata mia figlia Alice). Poi abbiamo
lavorato per un anno nello studio di casa
con Stefano Melone, ex collaboratore di
Ivano Fossati». E le dieci canzoni
hanno ombre e sorrisi lungo la strada di
influenze ambientali che vanno da
Fabrizio, al consumo passivo di idee,
cultura e poesia in casa e sul palco, a
Ivano Fossati, che è una buona
variante per l'apertura dell'album ("Buona
speranza") e un viaggio messicano e latino
("La diligenza"). «Anche se la mia
scelta stilistica - suggerisce - non
sceglie, volutamente, tra il vecchio rock
acustico e le ultime contaminazioni
elettroniche world». Racconta flash
lontani tra Genova e il mare, il vento e
gli ulivi, il verde chiaro di Paraggi e la
macchia scura del monte di portofino alle
sue spalle (ancora "Buona speranza"). La
sabbia e le canne piegate dal maestrale
della Baia dell'amore, in Sardegna. Anche
se il ritornello poi prende il largo in
genovese. Autocoscienza definitiva in
"Fragile scusa", la sua, di fronte alle
scelte sbagliate della vita: «Questa
storia è una storia scontata, una
domanda infinita e un'infanzia sorpresa
alle spalle. Quanto amore ci vuole per
capire il dolore e poi quanto dolore per
capire l'amore. Quanto tempo ci vuole per
capire il dolore e poi quanto amore per
capire me». Ogni pezzo rilegge una
pagina conosciuta, ma ne prende
contemporaneamente le distanze. «Ho
cercato anche - confessa - alcune risposte
a paure antiche e nuove insicurezze. Se
potevo ancora fare il lavoro di musicista,
per esempio. E liberarmi da un passato
pesante. Ho trovato la presa di coscienza
di altre cose: la mia forza, il mio essere
musicista. La capacità di
comunicare». Inevitabile parlare di
Fabrizio. «A lui ho dedicato "Il
silenzio e la luce". Il nostro rapporto
è un gomitolo lungo. Non so se
riuscirò mai ad arrivare alla fine,
ma sono felice di avere avuto un padre
così. Delle cose che mi ha
insegnato: la sua umanità, la
coerenza, il coraggio intellettuale e
civile di schierarsi. Che padre è
stato per me? La risposta è il
gomitolo che sto srotolando (anch'io sono
un padre difficile). Come nonno era
meglio». Perché Cristiano ha
già quattro figli: Fabrizia, 14
anni, i gemelli Filippo e Freancesca di
11, Alice di due anni e mezzo (che mentre
è al telefono gli grida
«papi!»). E la famiglia
allargata di Dori e Luvi (che canta in "Le
quaranta carte"). Hanno collaborato a
"Scaramante" Mauro Pagani, Luca Cersosimo,
Stefano Melone, Daniele Fossati e Oliviero
Malaspina. Rudy Marra firma una ballata
popolare che sa di mirto e donne in nero
che recitano l'Ave Maria ("Sapevo il
credo"). La parte d'invettiva sociale su
un femminile volgare ("le puttane di
regime") o inquietante, tra sfortuna e
disastro ("Sei arrivata"), convince di
meno. Ma belli sono gli arrangiamenti, una
voce a volte più chiara, appagata.
Un filtro leggero.
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