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MILANO-
E' quello di Cristiano De André il
tour più ardente, speziato e ricco
di stimoli sonori che sta girando
l'Italia. Con una ventina di canzoni
suonate, cantate e vissute con una
passione rara oggi, il primogenito del
grande Fabrizio rompe la sua abituale
pigrizia e anticipa i 40 anni (il 29
dicembre) con un'asplosione rock
trans-etnico che è una festa per il
cuore e le orecchie. A capo della band
più fragrante, variopinta e
musicale sulle nostre scene (Mario Punzi,
Roberto Melone, Giovanni Imparato, Rocco
Zifarelli, Carlo Giardina, con gli
arrangiamenti di Stefano Melone),
Cristiano dà nuova linfa vitale
alla linfa del cantautore, ultimamente un
po' in ribasso da noi, e si allinea
piuttosto ai giovani songwriters
anglo-americani David Gray, Rufus
Wainwright, Elliott Smith, senza
dimenticare i guru del tropicalismo
Caetano Veloso e Gilberto Gil. Eternamente
(e crudelmente) confrontato con la figura
paterna, timido per natura, attento prima
di tutto alla serenità della
famiglia, padre di quattro figli e
fanatico di pesca al traino, De
André torna dopo sei anni
dall'album "Sul confine". In mezzo
c'è stata la tournèe con
Fabrizio e la sorella Luvi. Ed ora il
disco suo più bello, "Scaramante",
è al centro del concerto con un
pugno di piccole perle del passato
più o meno recente ("Natale
occidentale", la cover di Tom Petty "Nel
grande spazio aperto", "Notti di Genova").
L'altra sera al Teatro Smeraldo di Milano
con Dori Ghezzi e Luvi, c'era in platea
tutta la colonia dei genovesi (Antonio
Ricci, Fabio Fazio) con diversi
musicisti-amici (Franco Mussida, Mauro
Pagani), che Cristiano ha ringraziato
commosso. Ma tra tutti ha fatto non a caso
il nome di Gino Strada di Emergency, per
lo straordinario impegno sociale a favore
dei diseredati della terra. Con una
vocalità sempre intensa e
l'accompagnamento di chitarra, violino e
bouzouki, Cristiano de André ha
suscitato una profonda emozione nel
pubblico quando, a sorpresa, ha rivisitato
con coraggio tre canzoni di Fabrizio, in
dialetto genovese "Creuza de mä" e
"Megu megun" e, con echi di danza
irlandese, "Il pescatore". A proposito,
come ha vissuto l'ultimo tour con suo
padre Fabrizio?
«Sono
stato per tre anni in tour con mio padre:
quando me l'ha chiesto sono stato
contento, ma anche dubbioso. Non sapevo se
farlo, pensavo già al disco nuovo.
Poi mi sono buttato ed è stato
bello, anche perché ci ha
riavvicinato: prima ci vedevamo sì
e no una volta la mese, durante il tour
invece, quasi tutti i
giorni».
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