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Intervistato
da Ugo Bacci de "L'Eco di Bergamo" in
occasione di un suo concerto a Rezzato,
Cristiano De André così si
è espresso - tra l'altro - sul
nostro cd "Ed avevamo gli occhi troppo
belli" ed in genere sugli anarchici.
Come ha vissuto il dopo Fabrizio De
André?
Dopo
che mio padre è mancato ho visto un
sacco di avvoltoi pronti a farne il nome,
a dire "io ero suo amico", a scrivere di
qui e di là. Credo succeda
normalmente. Certo non è facile
vivere in mezzo a questa confusione che
qualche volta aggiunge una punta
d'amarezza al grande dolore che ti
circonda. In questi tre anni ci sono state
e ci sono tante iniziative per ricordare
mio padre, ma io cerco di seguirne il meno
possibile. Certo le cose fatte col cuore
mi fanno molto piacere.
Nei
giorni scorsi a Carrara gli anarchici
hanno ricordato De André con un
convegno
Mi
dispiace di non esserci andato, ma d'altra
parte sono in tournée e poi ho
fatto la mia scelta. Sono vicino a quei
circoli che per altro frequentava anche
mio padre. Loro hanno una grande
onestà
intellettuale.
Il giudizio su pubblicazioni come "Ed
avevamo gli occhi troppo belli", il cd
commemorativo pubblicato dalla rivista "A"
è dunque positivo?
Sì,
decisamente. Voglio bene a questi amici di
Fabrizio De André così
lontani da ogni senso di speculazione.
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