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Ieri
sera al Parco di S. Agostino il cantautore
ha presentato il nuovo cd
«Scaramante» e ha fatto rivivere
la poesia del grande Fabrizio
Il
tempo incerto ha fatto temere il peggio
fino all'ultimo perché il concerto
di Cristiano De André al Parco di
S. Agostino, già rinviato una volta
a causa del maltempo, rischiava ieri di
essere definitivamente cancellato in caso
di pioggia. In quel caso avrebbe lasciato
incompiuto l'intento del «Summer
Sound Festival» di dare tre scossoni
a un'estate cittadina avviata verso il
vuoto. La pioggia ha risparmiato i
presenti, ma i nuvoloni e il vento della
prima serata hanno tenuto lontanto il
grande pubblico che questo cantautore
merita. Si è così consumato
davanti a poco più di 500 persone
un concerto piacevole, ricco di
suggestioni etniche, di emozioni sottili,
di canzoni d'amore e di storie comuni
raccontate da un musicista che ha imposto
la sua personalità con brani forti
e intensi. L'eredità di un padre
come Fabrizio De André è,
oltre che una responsabilità non
indifferente, qualcosa che ti rimane
inevitabilmente attaccato addosso per
tutta la vita e non è facile
prescinderne. Ma Cristiano, che durante il
concerto ha voluto ricordare l'ultimo tour
fatto assieme alla sorella Luvi e al
padre, è abituato a questo ruolo e,
superato lo smarrimento dato dalla
scomparsa del grande Fabrizio, ne porta
avanti la stirpe dal punto di vista
artistico con un album di pregevole
fattura come Scaramante, presentato
praticamente per intero nell'esibizione
bergamasca insieme alla band che con lui
l'autore lo ha realizzato: Rocco Zifarelli
alla chitarra, Roberto Melone al basso,
Giovanni Imparato alle percussioni, Mario
Punzi alla batteria, Carlo Giardina alle
tastiere (e al cantato rap ne La
diligenza). Insieme a loro il cantante
genovese ha proposto il contenuto di
Scaramante ma anche alcuni brani estratti
dalla sua produzione precedente, come
Tempi duri, La notte di San Lorenzo o Nel
grande spazio aperto. Non è mancata
una piccola parentesi acustica e
c'è stato spazio anche per un
omaggio a papà Fabrizio, con
l'album-capolavoro Creuza de
ma'.
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