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MILANO
- Sanremo, per fortuna, è passato e
anche le tracce che lo stress e le
pressioni hanno prodotto sui protagonisti
si stanno smaltendo. Cristiano De
Andrè, ad esempio, s'è
ripreso dallo sforzo e dai problemi vocali
patiti in quei giorni e ha finalmente
lanciato il suo nuovo album, l'ottimo
«Un giorno nuovo», che contiene
oltre all'omonimo brano festivaliero altre
undici canzoni del suo repertorio,
registrate dal vivo, nello studio milanese
dell'amico Mauro Pagani. «Ho alle
spalle quattro album come solista,
più quello dell'81 con i Tempi
Duri», racconta De André
junior: «Ho scavato nel mio passato
scegliendo brani più aderenti al
mio stato d'animo di oggi, quelli che
meglio mi rappresentano: da "Natale
occidentale" a "Canzoni con il naso
lungo", divisa con Elio e le Storie Tese,
da "Dietro la porta", con cui arrivai
secondo a Sanremo '93, ai pezzi più
recenti di "Scaramante". Non vedo l'ora di
riprendere questo canzoniere anche dal
vivo, non a caso l'ho inciso con la mia
band, in modo da poterlo riproporre
proprio come su disco. Se riusciremo a
metterci "on the road" presto penso che
finirò per aggiungere in scaletta
anche "La guerra di Piero", il brano di
mio padre che meglio di qualsiasi altro
racconta la follia del momento che
viviamo». L'Ariston per Cristiano
è una sorta di «tassa da
pagare» alle ragioni della
promozione: «Quando ci si trova
dentro il festival, centrifugato 24 ore al
giorno, con la gente che ti assedia in
ogni momento, è difficile
concentrarsi per cantare, figurarsi per
pensare. Per me Sanremo resta un palco e
una situazione difficile». Dopo il
live in studio e il tour sarà il
momento di un disco di canzoni nuove:
«Io ho una tecnica di composizione
fatta a strati: accumulo appunti, idee,
embrioni di canzoni che poi passo a
sistemare, quando li sento maturi. Strofe
e ipotesi ci sono, ma ho bisogno di stare
a casa e selezionare, attendere anche il
momento buono».
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