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TRAVO
- Quelle volte che una ha magari urgenza
di emozioni, si rivolge alle proprie, si
accorge di averne che sono scadute. Alcune
dimenticate ficcate in qualche tasca, a
perdere, si sono sciolte. Altre, nascoste
fuori, sul davanzale, per non sapere bene
dove, sono bruciate oppure, infine, le
hanno ciulate. Quelle volte che uno si
rende conto di non saperci fare. Quando
è così, io vado verso la
musica. Perché le parole vengono
solo da altre parole, sbiotte altrettanto,
mentre la musica viene dal silenzio,
disegna la sua ombra e la sua luce. La
musica fa tacere e fa parlare il silenzio,
lì dove si sente. Allora anche le
parole, quelle buone, certo, quando
nascono con la musica intorno, nella
disciplina di quella, sono parole lavorate
a mano, scelte e caricate tra quelle in
grado di equilibrio. La musica le scocca,
le ascolti attraverso gli occhi, la pelle,
lo stomaco; mandarle a memoria è
facile e vale. Cristiano De André,
allora. Uno che le emozioni sembra sapere
come prenderle, e come dirle, poi...Bhe, a
Genova sanno suonare, di sicuro; sanno
ridere, si sa; sanno amare, pare. Penso a
Max Manfredi, almeno; penso a tutti i
moschettieri delle sei corde, gli
invincibili, che sorridono con le mani, a
tempo di onda. Una città di umore
verticale, con un porto al posto del
cuore, è un posto si vede migliore
di altri, per andare e ripetizioni di
poesia. Che poi, una volta che mare e
vento li hai messi dentro, e pure
quell'altra cosa, la magia, sì,
puoi anche vivere altrove, allora, e lo
stesso canti così. Come Cristiano
De André. Ha mani grandi e lucide,
lui, che pizzicano di tutto, ha una voce
salata ed il sangue pesante, e prepara
canzoni che sono ulivi difficili di
pendice, il mare sotto. Canti di illusioni
sgominate e di altre inventate; di
speranze fatte solo di vento, eppure
bastanti, che al largo il vento è
tutto. Del profumo di caprifoglio della
notte; di terra premuta dal sole, l'odore
di rosmarino che la luce ha. Esistono il
dolore, l'amore e l'ironia, chissà
in che ordine, e noi siamo alle prese.
Ciascuna canzone di "Scaramante", il suo
ultimo lavoro, è forte ed
inevitabile, come ostriche offerte;
è carne di mare, ed ascoltarle
è mordere quello. Canzoni che
vengono solo se un uomo è disposto
a frugare se stesso, e se ha talento
abbastanza per farcela. "Quanto amore ci
vuole per capire il dolore e poi quanto
dolore per capire l'amore": capita, a
volte, che certe parole siano puntuali
come solo le maree, e,, come quelle, vere.
Capita di starle a sentire e ritrovarsele
addosso poi, come l'odore del mare, mentre
sembrano scogli, i tamburi, acqua intorno
le corde i tasti, e spruzzi salati di
verità il canto. Uno siede a
margine del palco, come in riva al mare
senza saperne di nuoto. Quando infine se
ne deve andare, facile che sia emozionato
da passarci la notte almeno. Uno dice
grazie, allora. Risalite la valle stasera,
fatelo, andate a prendervi un'emozione.
Portatevi dietro il cuore, per una volta,
che Cristiano De André è
bravo davvero, uno che, il suo, lo usa per
microfono; portatevi una bottiglia, che le
lacrime non vanno certo gettate via,
quando escono buone, ed una bisaccia dove
ficcare le risate, per quando, l'indomani,
saranno di nuovo tempi duri.
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