Scaramante tour


Scaramante Tour: scende in campo Cristiano De André
«Libertà» 27.07.2002 di M. Labati

TRAVO - Quelle volte che una ha magari urgenza di emozioni, si rivolge alle proprie, si accorge di averne che sono scadute. Alcune dimenticate ficcate in qualche tasca, a perdere, si sono sciolte. Altre, nascoste fuori, sul davanzale, per non sapere bene dove, sono bruciate oppure, infine, le hanno ciulate. Quelle volte che uno si rende conto di non saperci fare. Quando è così, io vado verso la musica. Perché le parole vengono solo da altre parole, sbiotte altrettanto, mentre la musica viene dal silenzio, disegna la sua ombra e la sua luce. La musica fa tacere e fa parlare il silenzio, lì dove si sente. Allora anche le parole, quelle buone, certo, quando nascono con la musica intorno, nella disciplina di quella, sono parole lavorate a mano, scelte e caricate tra quelle in grado di equilibrio. La musica le scocca, le ascolti attraverso gli occhi, la pelle, lo stomaco; mandarle a memoria è facile e vale. Cristiano De André, allora. Uno che le emozioni sembra sapere come prenderle, e come dirle, poi...Bhe, a Genova sanno suonare, di sicuro; sanno ridere, si sa; sanno amare, pare. Penso a Max Manfredi, almeno; penso a tutti i moschettieri delle sei corde, gli invincibili, che sorridono con le mani, a tempo di onda. Una città di umore verticale, con un porto al posto del cuore, è un posto si vede migliore di altri, per andare e ripetizioni di poesia. Che poi, una volta che mare e vento li hai messi dentro, e pure quell'altra cosa, la magia, sì, puoi anche vivere altrove, allora, e lo stesso canti così. Come Cristiano De André. Ha mani grandi e lucide, lui, che pizzicano di tutto, ha una voce salata ed il sangue pesante, e prepara canzoni che sono ulivi difficili di pendice, il mare sotto. Canti di illusioni sgominate e di altre inventate; di speranze fatte solo di vento, eppure bastanti, che al largo il vento è tutto. Del profumo di caprifoglio della notte; di terra premuta dal sole, l'odore di rosmarino che la luce ha. Esistono il dolore, l'amore e l'ironia, chissà in che ordine, e noi siamo alle prese. Ciascuna canzone di "Scaramante", il suo ultimo lavoro, è forte ed inevitabile, come ostriche offerte; è carne di mare, ed ascoltarle è mordere quello. Canzoni che vengono solo se un uomo è disposto a frugare se stesso, e se ha talento abbastanza per farcela. "Quanto amore ci vuole per capire il dolore e poi quanto dolore per capire l'amore": capita, a volte, che certe parole siano puntuali come solo le maree, e,, come quelle, vere. Capita di starle a sentire e ritrovarsele addosso poi, come l'odore del mare, mentre sembrano scogli, i tamburi, acqua intorno le corde i tasti, e spruzzi salati di verità il canto. Uno siede a margine del palco, come in riva al mare senza saperne di nuoto. Quando infine se ne deve andare, facile che sia emozionato da passarci la notte almeno. Uno dice grazie, allora. Risalite la valle stasera, fatelo, andate a prendervi un'emozione. Portatevi dietro il cuore, per una volta, che Cristiano De André è bravo davvero, uno che, il suo, lo usa per microfono; portatevi una bottiglia, che le lacrime non vanno certo gettate via, quando escono buone, ed una bisaccia dove ficcare le risate, per quando, l'indomani, saranno di nuovo tempi duri.

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