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Recensioni
all'album
"Scaramante" 2001
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Cristiano
De Andre' torna ad incidere un disco a
piu' di sei anni dal precedente Sul
confine e dopo un anno e mezzo di
allontanamento dai suoi strumenti, dalla
morte del padre. Ci sembra sempre un
ragazzino mentre sta per compiere 40 anni
ed e' padre di 4 figli. La maturazione di
questo artista e' evidente. Se Sul Confine
era un disco piu' intimo, piu' sussurrato,
in Scaramante esce allo scoperto con
maggiore forza econsapevolezza. Scaramante
(che sara' anche il titolo nuovo film di
Daniele Pignatelli di cui forse Cristiano
curera' la colonna sonora - ma il disco e'
completamente slegato dal film) e' una
raccolta di nuove canzoni in cui si
alternano momenti piu' autobiografici e
riflessivi a storie di personaggi
immaginari che si raccontano in prima
persona denunciando i mali che l'autore
vede in questa societa'. Si parla della
terra che l'uomo va distruggendo non
soltanto da un punto di vista ecologico ma
proprio nella perdita della cognizione di
cio' che davvero conta, dell'assuefazione
al male altrui, della cecita' con cui - in
occidente - da un lato si da peso agli
optional e dall'altro si finge di non
vedere la disperazione dei piu' deboli.
Sempre pero' con uno sguardo alla fine
positivo, sorretto dalla speranza. E' la
scaramanzia che prende il posto delle
grandi fedi - quella religiosa e quella
politica, due argomenti che hanno
affascinato ed accompagnato la scrittura
di padre e figlio - che diventano sempre
piu' lotta all'accaparramento del potere.
Eppure in tutto il disco si evince un
forte senso di speranza; il germoglio che
spunta nel deserto della copertina spiega
proprio questo. Musicalmente si notano
maggiori sperimentazioni rispetto agli
album precedenti: dalla world music al
rock, dalle ballate ad un certo modo di
essere cantautore, di chi come lui ha una
profonda passione per la musica. Le
canzoni sono molto diverse tra loro ma
hanno un filo conduttore che rende
omogenea l'opera. Buona speranza e' lo
sguardo rivolto al passato paragonato alla
visione del presente, prima con gli occhi
di un bambino e ora con lo sguardo di un
uomo che ha imparato ad andare sempre
avanti. Lady barcollando e' la canzone che
- dice - piu' lo rappresenta in questo
momento e con cui piu' ci urla la sua
rabbia. Sei arrivata e' un gioco ironico
sulla pesantezza di una donna che entra
nella vita di un uomo e lo travolge. Una
bellissima ballata e' invece Fragile
scusa, uno sguardo dentro di se' e nei
propri sbagli mentre in Un'antica canzone
ci racconta i luoghi in cui e' cresciuto e
in cui ha deciso di continuare a vivere.
La splendida voce della sorella Luvi lo
accompagna in Le quaranta carte, la chiave
di lettura di tutto l'album mentre in
Sapevo il credo ci descrive il suo
rapporto con la fede. Sempre ana' con quel
ritornello in genovese che non puo' non
farci ricordare Fabrizio e' uno slancio ad
andare avanti e a cercare nuove strade.
Arriviamo poi su La diligenza dove ci fa
salire un condannato a morte che, a tempo
di reggae, fugge al suo ingiusto destino e
che trovera' la salvezza grazie anche
all'aiuto degli altri sconosciuti
passeggeri. L'album si chiude con un
ricordo al padre, l'illuminata ed
emozionante Il silenzio e la luce. Siamo
proprio di fronte ad un bel disco frutto
anche dell'aiuto dei bravissimi amici
musicisti che aiutano l'autore a dare
concretezza alle idee ed agli stimoli
artistici. Ritroviamo tra gli altri
Daniele Fossati e Mauro Pagani e
soprattutto Oliviero Malaspina e Stefano
Melone che hanno collaborato a quattro
mani con l'autore, rispettivamente a
firmare la maggior parte delle canzoni il
primo e alla produzione artistica il
secondo.Presentato in anteprima dagli
amici del Club Tenco, Scaramante sara'
portato in tour per l'Italia all'inizio
del prossimo anno. Un appuntamento da non
mancare.
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Cristiano
De Andrè torna dopo sei anni di
silenzio e canta le sue passioni: Genova,
il mare e il padre. L'amore di una vita
intera e la memoria che dà
sollievo, la speranza quando tutto dispera
e la morte più dolce se messa tra i
sogni, la terra scura dell'infanzia e il
mare compagno sconfinato, la denuncia del
grigiore di tutti gli eccessi e la
certezza della propria unicità.
"Scaramante" è un'opera compiuta,
la prima offerta da Cristiano De
Andrè dopo sei anni di silenzio e
dopo la morte del padre. Se qualcuno fosse
ancora convinto di doverlo inserire nella
sfilza dei "figli d'arte", accetti
l'invito ad ascoltare questo disco. Forse
comincerà a pensare che, invece di
vivere all'ombra di cotanto genio
familiare, Cristiano sia riuscito a
sfruttarne la luce. "Scaramante" è
tutto nel nome: tra scaramanzie e amori
eccezionali, tra neologismi e destini
incrociati. Ci sono, immancabili, le
passioni di una vita: Genova (evocata,
come tradizione vuole, attraverso il
dialetto), il mare e suo padre ("Il
silenzio e la luce", il brano che chiude
l'album, è dedicato a lui). Un
disco che dice molte cose... tutte quelle
che volevi dire? Forse sì. Dopo la
morte di papà (l'11 gennaio 1999,
ndr) ho passato un anno e mezzo in
Sardegna. Non ho più toccato una
corda, non sentivo il bisogno di suonare,
avevo altre cose in testa. Nel frattempo
è nata Alice, le idee hanno
cominciato a prendere forma. Quando mi
sono messo a scrivere, l'album è
venuto fuori quasi naturalmente, in
pochissimo tempo. Cosa c'è in
questo disco, gli ultimi sei anni o quello
che nel frattempo sei diventato?
C'è un solo pezzo che era in ballo
da un po' ed è "Buona speranza". Il
resto, è una fotografia del
presente, almeno di quello in cui l'ho
pensato e scritto. Ci sono la poesia del
quotidiano e le scaramanzie che ognuno
sceglie per compensare i vuoti lasciati
dalla politica e dalla religione. I grandi
punti di riferimento, gli archetipi
crollati sotto il peso del materialismo.
Sulla copertina di "Scaramante", unica
nota di verde e di vita in una distesa
arida, compare un germoglio... in cosa
dobbiamo sperare? Nella gente e nei suoi
valori, quelli che nessuno potrà
mai toccare. Quel piccolo pezzo d'infinito
che ognuno ha dentro e che nessuna
istituzione, nessun potere potrà
manipolare. La gente sa raccontarsi e
ascoltare, abitudine praticamente
sconosciuta a chi decide le sorti del
mondo. Dentro e fuori, autobiografia e
sociale, introspezione e denuncia. Ma la
musica cos'è: una terapia efficace
o un canale preferenziale per dire la
propria? Entrambe. Finalmente abbiamo
smesso di pensare che, per fare successo,
si deve cantare la disperazione con
un'aria un po' baudelariana un po'
drammatica. Ci sono messaggi positivi da
dare. Parlaci del mare, della Sardegna,
dell'Agnata (l'agriturismo di suo padre e
Dori Ghezzi a Tempio Pausania, ndr)... Il
mare è un terzo polmone, un grande
camino, una presenza ipnotica. La Sardegna
è la mia infanzia, i bei ricordi,
le memorie di una vita. L'Agnata è
un rifugio temporaneo, una tregua. Il
cognome che ti porti dietro è una
zavorra o uno stimolo? Avere per padre un
poeta geniale non è facile. Mi
è capitato talmente tante volte di
mettermi a scrivere sapendo che non avrei
mai potuto creare niente di paragonabile a
lui. Ora sono sereno. Anche se, da quando
non c'è più, forse è
ancora più dura. Lui mi ha lasciato
fare e io sono sempre stato abbastanza
critico nei miei confronti da decidere che
strada prendere. Questa strada, alla fine,
l'ha condotto dove la
musica d'autore è di casa.
Barbara Del Pio 22 febbraio
2002
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Cristiano
De Andre' torna ad incidere un disco a
piu' di sei anni dal precedente "Sul
confine" e dopo un anno e mezzo di
allontanamento dai suoi strumenti, dalla
morte del padre. Ci sembra sempre un
ragazzino mentre sta per compiere 40 anni
ed e' padre di 4 figli. La maturazione di
questo artista e' evidente. Se "Sul
Confine" era un disco piu' intimo, piu'
sussurrato, in "Scaramante" esce allo
scoperto con maggiore forza e
consapevolezza. "Scaramante" (che sara'
anche il titolo nuovo film di Daniele
Pignatelli di cui forse Cristiano curera'
la colonna sonora - ma il disco e'
completamente slegato dal film) e' una
raccolta di nuove canzoni in cui si
alternano momenti piu' autobiografici e
riflessivi a storie di personaggi
immaginari che si raccontano in prima
persona denunciando i mali che l'autore
vede in questa societa'. Si parla della
terra che l'uomo va distruggendo non
soltanto da un punto di vista ecologico ma
proprio nella perdita della cognizione di
cio' che davvero conta, dell'assuefazione
al male altrui, della cecita' con cui - in
occidente - da un lato si da peso agli
optional e dall'altro si finge di non
vedere la disperazione dei piu' deboli.
Sempre pero' con uno sguardo alla fine
positivo, sorretto dalla speranza. E' la
scaramanzia che prende il posto delle
grandi fedi - quella religiosa e quella
politica, due argomenti che hanno
affascinato ed accompagnato la scrittura
di padre e figlio - che diventano sempre
piu' lotta all'accaparramento del potere.
Eppure in tutto il disco si evince un
forte senso di speranza; il germoglio che
spunta nel deserto della copertina spiega
proprio questo. Musicalmente si notano
maggiori sperimentazioni rispetto agli
album precedenti: dalla world music al
rock, dalle ballate ad un certo modo di
essere cantautore, di chi come lui ha una
profonda passione per la musica. Le
canzoni sono molto diverse tra loro ma
hanno un filo conduttore che rende
omogenea l'opera. Buona speranza e' lo
sguardo rivolto al passato paragonato alla
visione del presente, prima con gli occhi
di un bambino e ora con lo sguardo di un
uomo che ha imparato ad andare sempre
avanti. Lady barcollando e' la canzone che
- dice - piu' lo rappresenta in questo
momento e con cui piu' ci urla la sua
rabbia. Sei arrivata e' un gioco ironico
sulla pesantezza di una donna che entra
nella vita di un uomo e lo travolge. Una
bellissima ballata e' invece Fragile
scusa, uno sguardo dentro di se' e nei
propri sbagli mentre in Un'antica canzone
ci racconta i luoghi in cui e' cresciuto e
in cui ha deciso di continuare a vivere.
La splendida voce della sorella Luvi lo
accompagna in Le quaranta carte, la chiave
di lettura di tutto l'album mentre in
Sapevo il credo ci descrive il suo
rapporto con la fede. Sempre ana', con
quel ritornello in genovese che non puo'
non farci ricordare Fabrizio, e' uno
slancio ad andare avanti e a cercare nuove
strade. Arriviamo poi su La diligenzadove
ci fa salire un condannato a morte che, a
tempo di reggae, fugge al suo ingiusto
destino e che trovera' la salvezza grazie
anche all'aiuto degli altri sconosciuti
passeggeri. L'album si chiude con un
ricordo al padre, l'illuminata ed
emozionante Il silenzio e la luce. Siamo
proprio di fronte ad un bel disco frutto
anche dell'aiuto dei bravissimi amici
musicisti che aiutano l'autore a dare
concretezza alle idee ed agli stimoli
artistici. Ritroviamo tra gli altri
Daniele Fossati e Mauro Pagani e
soprattutto Oliviero Malaspina e Stefano
Melone che hanno collaborato a quattro
mani con l'autore, rispettivamente a
firmare la maggior parte delle canzoni il
primo e alla produzione artistica il
secondo. Presentato in anteprima dagli
amici del Club Tenco, Scaramante sara'
portato in tour per l'Italia all'inizio
del prossimo anno. Un appuntamento da non
mancare. Dodo
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Malgrado
Cristiano De André abbia iniziato
in giovanissima età la sua
attività professionale, con il
gruppo dei Tempi Duri, la sua carriera non
si può certo definire prolifica:
una manciata di CD dal 1987 ad oggi e ben
sei anni di distanza fra questo nuovo
album e il precedente Sul Confine. Lui
è artista di notevole spessore, un
polistrumentista (chitarre acustiche,
violino, bouzouki, tastiere, tromba sinth,
piano rhodes) con gli attributi e di
classe, musicista nel senso più
ampio del termine. Il titolo del CD non
è riferito solo alla scaramanzia.
Scaramante è, infatti, anche il
nome di un germoglio che tenta di nascere
in una terra arida, chiaramente
rappresentato sulla copertina. Tutti i
brani sono caratterizzati da un
interessante ricerca sonora impregnata di
atmosfere etniche, di world music, di voci
e cori particolari, amalgamati con
contaminazioni derivate dalla musica rock
ed elettronica. In questo progetto i
musicisti diventano dei complici impegnati
a tessere tessuti sonori da ascoltare con
attenzione. Spiccano in particolare
Giovanni Imparato (percussioni), Roberto
Melone (basso), Rocco Zifarelli (chitarra
classica ed elettrica), Stefano
Melone(tastiere e programmazioni), Sergio
Barlozzi (batteria). Da segnalare che nel
coro di Le quaranta carte compare la
sorella Luvi. Alla stesura delle liriche e
delle musiche hanno collaborato tra gli
altri Oliviero Malaspina, Danny Greggio,
Rudy Marra e Mauro Pagani. Le canzoni che
compongono il disco, pur essendo tutte
indipendenti, sembrano fare parte di un
discorso unitario e omogeneo, soprattutto
per quanto riguarda i testi, quasi tutti
legati dal filo comune della scaramanzia .
Molto interessante è quello di
Fragile scusa, una specie di confessione
autobiografica delle proprie
responsabilità e degli errori
commessi, una presa di coscienza per il
futuro. Un personale omaggio al padre
è contenuto in Il silenzio e la
luce, dove la voce è accompagnata
unicamente dal piano. Verranno fatti
paragoni con Fabrizio, ma nel caso di
Cristiano non è giusto parlare di
eredità artistica, ma di dote, di
un lascito di cultura, passione,
background, atto a costruire una carriera
che ormai brilla di luce propria. Non
è un' eredità immeritata. In
questo album tutte le canzoni meritano una
particolare citazione ed un ascolto
attento. Stefano Tognoni
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Per
lungo tempo oscurato dall'ingombrante
presenza paterna e, al tempo stesso,
indotto a forza verso paragoni
impegnativi, Cristiano De André non
è il classico cocco immanicato che
ha sfruttato il successo di papà
per catturare attenzioni immeritate: al
contrario, il suo carattere schivo e
onesto lo hanno portato, da sempre, ad
accettare con serenità il fatto di
avere sotto lo stesso tetto un cantautore
italiano di talento ancora ineguagliato e
ad intraprendere una carriera propria con
professionalità e abnegazione.
Adesso che Fabrizio rimane, purtroppo, un
ricordo sfavillante per molte, moltissime
persone, e la passione per i suoi
capolavori è, se possibile, ancora
più accesa, la figura del figlio
involontariamente si è avvicinata
un tantino ai riflettori e così
Scaramante , primo album dell'artista dopo
il grande lutto e quinto della sua
discografia, ha goduto di inusuali
aspettative. Analizziamo dunque quanto
esse siano state soddisfatte e
perché, cominciando dai pregi. Come
appare evidente sin dal primo pezzo, la
cura impiegata in fase di registrazione
è davvero lodevole: l'autore,
strumentista sopraffino, ha scelto con
gusto l'equipe di musicisti con cui
affrontare la sua nuova fatica e ha
diretto i giochi con una maestria degna
dei compositori piùmaturi. In
questo senso, gli accompagnamenti non
scendono mai sotto un certo livello,
l'interazione fra strumenti di diversa
estrazione (una dozzina) è
orchestrata con classe e pure il cantato
vanta una limpidezza d'esecuzione da far
invidia a molti colleghi. Il limite
principale intacca, invece, le idee che
animano i dieci brani del disco: Cristiano
ha scritto ogni canzone sulla falsariga di
modelli tradizionali ben precisi,
preoccupandosi più di riproporli in
veste elegante piuttosto che di
rielaborarli nel senso autentico del
termine. Il rischio, in casi come questi,
è scivolare nella modestia di un
manierismo poco interessante, difetto in
cui Scaramante cade per ben tre volte:
Sapevo il credo riecheggia i ricordi
infantili di New Trolls, Baglioni e Cugini
di campagna prendendo a prestito immagini
di nessuna modernità; Fragile scusa
, con i roboanti incisi di chitarra
elettrica e, insieme, i sontuosi
spalleggiamenti d'archi, tradisce la
precisa volontà di vivacizzare uno
sbiadito mosaico di luoghi comuni (il
ritornello è senza mezzi termini
una banalità); Le quaranta carte
frammischia liberamente Venditti, Alex
Britti e il Ligabue di dieci anni fa senza
troppo estro. Quel che bisogna
rilevare tuttavia ¶ che, nelle mani di un
artista così capace ed equilibrato,
anche il più noioso degli
stereotipi suona piùpregevole di
quanto non lo sia strutturalmente.
Benché quindi non si tratti quasi
mai di originalità e men che meno
di innovazione, quel che importa è
che, dove De André junior riesce a
liberarsi del fardello della tradizione
più facile e scontata, la sua
personalità e le sue doti emergono
incontestabilmente: tra le cose migliori,
i riverberi latineggianti della esperta
chitarra solista di Buona speranza
(suonata da un bravissimo Rocco
Zifarelli), la delicatezza dei frequenti
inserti di world music (che in Un'antica
canzone si fanno intriganti effusioni di
un'atavica memoria, sposandosi
efficacemente con il lieve cantato rauco),
le tenere dediche a papà Fabrizio
(Il silenzio e la luce , ottima chiusa
giocata unicamente su un accompagnamento
di pianoforte, e Sempre Anà, che
mutua da Creuza de ma la ripresa del
dialetto genovese e la presenza del grande
Mauro Pagani). Dal punto di vista
tematico, infine, l'album alterna i
pungenti pamphlet sociali di tradizione
familiare (su tutti Lady barcollando ,
immagine della vittoria dell'avere
sull'essere ) alle riflessioni biografiche
di un quarantenne, garbati nella scrittura
quanto privi di passi memorabili.
Concludendo, se questo doveva essere il
disco della maturitàaccogliamolo
con decisa approvazione, tenendo presente,
d'altro canto, che in un futuro prossimo
il bravo Cristiano potrà senz'altro
raggiungere traguardi più
ambiziosi. (Voto: 6,5) Alessio
Gambaro da: www.ondarock.it
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INTERVISTA
Scaramante,
hai già avuto modo di dire che le
origini di questo titolo sono legate alla
caduta, di due punti di riferimento:
la politica e la religione. Da qui,
la risorsa della scaramanzia, come
qualcosa che ci faccia credere. Alla luce
dei recenti fatti che hanno coinvolto
Wanna Marchi, non hai pensato che
anche la scaramanzia non è un
punto di riferimento affidabile?
Sì,
in realtà la grossa differenza che
volevo sottolineare è che dopo la
caduta di questi due punti di riferimento,
oggi come oggi la gente sembra essere
attratta dalle cose più superflue,
oggetti come la televisione, il telefonino
la corsa al denaro. Quindi, l'idea della
scramanzia, in modo un po' romantico,
nasce proprio da lì. Poi è
vero che il trucco, la truffa e l'inganno,
si annidano dappertutto. In realtà,
ho conosciuto persone che ci
credono con passione e onestà.
Nel
brano La Diligenza Sammy, condannato a
morte, per riuscire a scappare si
traveste da predicatore. Il tipo di
travestimento è stata una
scelta casuale oppure hai pensato di
creare una sorta di contrasto tra la
perdita di credibilità delle
istituzioni religiose e la fiducia che i
soldati hanno, in un tizio vestito da
predicatore? Mah,
devo dire che la scelta è stata
abbastanza casuale. Semmai ho voluto,
più o meno consciamente, rimarcare
come i poteri forti si riconoscano tra
loro e si assecondino. I soldati (potere
politico) e il predicatore (potere
spirituale).
Ci puoi raccontare come hai vissuto
l'esperienza del concerto che hai tenuto
insieme ad altri grandi cantautori, al
carcere San Vittore di Milano lo scorso
dicembre? E'
stata un'esperienza bellissima che mi ha
dato tanto. La cosa che mi ha colpito di
più è stato vedere quanta
partecipazione ci fosse da parte di queste
persone, quanto calore. Mi sarei
immaginato una situazione più di
indifferenza, e invece la gente seguiva
con attenzione, sia la musica che i testi.
Questo a dimostrazione del fatto che
queste persone, a differenza di come si
tende a dipingerle, hanno una loro
sensibilità, sono persone in tutti
i sensi; certo, hanno compiuto degli
errori, fatto degli sbagli, ma questo non
deve giustificarne l'abbandono da parte
della società.
Il
tuo disco ¶ tra quelli nominati al P.I.M.:
come hai reagito alla notizia?
Sono
stato molto contento. Bisogna dire che le
nomination per questo premio, vengono
fatte da addetti al settore, critici e
quindi vanno intese in un senso
qualitativo. Negli anni
passati, quando sentivo un mio
pezzo alla radio, mi sembrava un
evento. Adesso devo dire che mi stanno
coccolando un
po'.
Parlando
del tuo modo di scrivere, ho notato una
sorta di parallelo rovesciato tra te e
Massimo Bubola. Entrambi sottolineate un
certo contrasto tra i testi e la musica.
Però, là dove Bubola
utilizza, ad esempio in Eurialo e Niso,
una musica popolare e allegra con un
testo molto drammatico, tu invece proponi
una scrittura musicale più
introspettiva con dei testi ironici.
Condividi questa valutazione?
Sì,
certo, il contrasto è molto
importante. Non puoi fare un testo
drammatico, impegnativo con una musica
ugualmente pesante. L'ascoltatore non
reggerebbe. Io poi credo di avere un modo
di scrivere che si è evoluto nel
tempo. Penso, in qualche modo, arrivato a
quarant'anni, di mettere dentro quelle che
sono state le mie esperienze. Musicalmente
poi, sono molto vario, le mie
influenze spaziano in tante
direzioni...A
questo proposito ho notato che il tuo modo
di essere cantautore ha
un respiro più americano che
italiano. In questo disco, soprattutto
nelle ballate, sento molto l'eco ad
esempio di Marc Cohn...
Sì.
Marc Cohn lo adoro, secondo me The Rainy
Season è uno degli album più
belli mai scritti. Poi in realtà ho
ascoltato molto della musica americana:
Dylan, Kaukonen, Lou Reed, Tom Petty...Nel
grande spazio aperto...Esatto. Insomma,
tutti quegli anni. Poi quello che sento,
lo riverso su disco. Nell'album si possono
sentire tutte queste cose.
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Il
doppio senso del titolo del nuovo disco di
Cristiano De André, che torna dopo
sei anni di silenzio discografico pieni di
attività (dagli ultimi concerti
tenuti insieme a Fabrizio De André
ad altre produzioni), fa viaggiare subito
la mente verso la miglior tradizione della
musica d'autore. Scaramante (tratto dal
titolo del film di Daniele Pignatelli),
èscomponibile in due accezioni:
scaramantico e, levando la S, in
cara-amante; ex amata. Trattasi di viaggi
fantastici, scacchi e tarocchi, e
tradizioni legate alla terra del nostro
autore, e di altre province esplorate
musicalmente in precedenza anche dal
padre. Un filo conduttore che porta
inequivocabilmente alla buona musica. Un
tessuto musicale impreziosito da
arrangiamenti esemplari per quanto
"poveri" e dalla voce di Cristiano che
è un "marchio di fabbrica". Un
disco popolato da voci diverse di canti
lontani e comunque a noi vicini, nella
storia del popolo mediterraneo. Un album
che parla di amori e d'amore, di persone
perdute, ritrovate, e in un certo modo
anche di lotta. Un album prevalentemente
acustico (Buon speranza, Sei arrivata,
Fragile scusa, Un'antica canzone) con
alcuni passaggi elettrici e un amalgama
eccellente per la diversit di
strumenti che De André sceglie nei
diversi momenti musicali del CD. Un album
introspettivo e di grande fascino dove le
ritmiche giocano un ruolo principale
assieme agli incastri melodici e ai
contrappunti dosati e tenuti indietro
nelle quinte musicali, quando non
diventano attori principali. 7/10
qualità musicale8/10 tecnica
Alex Saccomano
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"Se
non apriamo un po' gli occhi sprechiamo
tutta questa libertà che abbiamo. E
ci trasformiamo in un antico impero romano
in decadenza. Non ci sono più
grandi appigli e probabilmente la
scaramanzia è un modo per sviare un
po', per sperare. L'ho chiamato Scaramante
anche per alludere a quello che non si ama
più. Ho dei ricordi del mio
passato, dei tragitti un po' nebulosi in
cui si cercava di dare la colpa alla
società, piuttosto che ai genitori.
Erano una fragili scuse, ed ora è
il momento di prendere la nostra vita in
mano, guardarci in faccia, lottare e
andare avanti". Difficile non essere
d'accordo con Cristiano De André
che dopo un lungo periodo di silenzio,
torna sulle scene con il nuovo (ottimo)
album "Scaramante" (pubblicato con la Edel
Italia su licenza Target e pensato insieme
ad Angelo Carrara) e un nuovo tour che fa
tappa il 19 aprile 2002 al Teatro del Mare
di Riccione, il 20 aprile 2002 a
Dusseldorf 22 aprile al Sasch Hall di
Firenze, il 26 aprile al Teatro Verdi di
Sassari, il 27 aprile al Cinema Teatro
Comunale di Olbia, il 1 maggio in Piazza
Cavour di Pordenone, il 03 maggio al
Cinema Teatro Cittadella di Lugano, l'8
maggio all'Horus Club di Roma, il 10
maggio all'Hit Hotel Casinò Perla
di Nova Goriza (SL), il 13 maggio 2002 al
Teatro Politeama di Genova. Al fianco di
Cristiano dal vivo ci sono Mario Punzi
alla batteria, Roberto Melone al basso,
Giovanni Imparato alle percussioni, Rocco
Zifarelli alle chitarre e Carlo Giardina
alle tastiere. Il risultato è un
set di grande impatto, con canzoni vecchie
e nuove che, come in Scaramante, si
avvantaggiano di un interessante mix di
suoni acustici ed elettronica. "E' un
album di voglia di scrivere, di suonare -
spiega Cristiano -. Ho anche concepito in
maniera diversa i pezzi. Ho imparato a
lavorare al computer con un software nuovo
e quindi ho scritto i pezzi non solo con
la chitarra, ma anche con la tastiera, con
delle sequenze. E mi sto divertendo a
riproporre questo suono anche in
concerto". Dal vivo infatti Cristiano
propone tutti pezzi del nuovo Cd, ma anche
alcune canzoni degli album precedenti e
qualche canzone del padre. Un collage di
amori, sensazioni, note e generi diversi,
che dimostra ancora una volta il talento e
la sensibilità di un artista che
nell'immaginario collettivo troppo spesso
è stato ricordato semplicemente
come il figlio di Fabrizio De
André, mettendo in secondo piano le
sue indubbie qualità di
polistrumentista e cantautore. Ma le cose
stanno cambiando anche in questo. Non solo
perché Fabrizio non c'è
più. Ma perché Cristiano si
è guadagnato sul campo, la stima di
tutti. Come musicista e, soprattutto
grazie al suo carattere schivo, ma
sincero, alla sua coerenza, anche come
uomo. "Anche il tempo aiuta, ormai ho
quasi quaranta anni e sono più
sicuro di me. C'è sempre più
gente che mi dimostra il suo affetto, che
mi vuole bene. E questo credo che sia il
successo maggiore".Voto 8 Giovanni
Ballerini
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Niente
di nuovo. Del tutto nuovo. Questa
contraddizione rappresenta a pieno
"Scaramante", ultima fatica di Cristiano
De André. A cinque anni da "Sul
confine", album che aveva mostrato il
miglior giovane De André è
difficile da dimenticare per musica e
parole, questo album dal titolo profetico
prende un po' le distanze dalle vecchie
produzioni, forse più per
arrangiamenti che per altro e ripesca
suoni più mediterranei: a colpi di
bouzouki, trombe e l'immancabile chitarra,
per quasi tre quarti d'ora Cristiano senza
paura si diverte creando un lavoro
assolutamente intimo. Senza grandi
proclami parla d'amore e vita, a volte
ripescando vecchi giri armonici, altre
facendosi prendere dalla frenesia. Con il
ricchissimo aiuto di amici quali
Malaspina, Mauro Pagani, Cersosimo e
Daniele Fossati, il risultato ¶èun
lavoro ricco di idee, a volte non del
tutto sfruttate, e pochi eccessi comunque
ben riusciti. E se da un lato troviamo
l'ironia amara di "Lady barcollando" o
l'invadente struttura ritmica di "Sei
arrivata", dall'altro ci sono i suoni
più morbidi di "Fragile scusa" e
"Un'antica canzone". Nota di merito
particolare alla presenza di Luvi in "Le
quaranta carte" e del primo approccio
genovese di Cristiano in "Sempre
an". Se da un lato, però,
"Scaramante" è un significativo
ritorno, anche per il lungo periodo di
incubazione, dall'altro è in
qualche modo un freno alla crescita
artistica (che comunque aveva subito
un'impennata con "Sul confine"),
risultando a tratti discontinuo. Il pezzo
di chiusura, "Il silenzio e la luce",
forse è quello che meglio
rappresenta l'intero album, racchiudendo
quel senso di speranza che pervade
"Scaramante" e interpretando al meglio
musicalmente la poesia delle parole di
Cristiano De
André.Fabio
Grimaldi
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INTERVISTA:
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'Scaramante'
è un gioco di parole che ironizza
sull'amore e sulla scaramanzia, sul troppo
amore e sull'affidarsi alla sorte. Il
mare, l'abbandono, il sogno, una
malinconia da Sud America. Il mondo di
Cristiano De André è oggi
una terra arsa dove tuttavia un seme ha
attecchito e sta crescendo un germoglio.
Sulla polvere rossa, in questa landa della
copertina che pare Far West, è
impresso un cuore che porta con sé
la croce, la lotta, il sole, l'energia
della Terra.Non
è un concept album, anche se le
canzoni mantengono forti collegamenti tra
di loro
- ha detto il musicista e polistrumentista
genovese - dove
un io narrante esprime la propria visione
del mondo.La
fortuna di un artista dal cognome
così importante, che ha assaggiato
la vita e penetrato la musica da un
osservatorio sicuramente privilegiato,
è dunque di aver trovato subito una
propria strada, un percorso artistico e
uno stile che gli appartengono. Musica
personalissima cresciuta su un terreno
fertile.Così che, le indiscusse
doti tecniche fanno di 'Scaramante'
l'album che inaugura un cammino adulto.
Grande umanità, forza del
cantautore, equilibrio. Del padre Fabrizio
non si parla, ma Cristiano non può
non farne avvertire la continua presenza
nella sua vita di uomo e di musicista.
Mio
padre, se così si può dire,
mi ha lasciato una eredità
politica: 'non esiste un potere buono'. Un
pensiero che ancora oggi è di
attualità, o forse lo è per
me, che sono più anarchico di
lui....
Cosìche la sua musica non
può essere disgiunta da una
partecipazione emotiva forte rispetto alla
politica e alla vita di tutti.
Certo,
come mio padre sono deluso rispetto ai
grandi archetipi della società, la
religione e la politica
e
i brani 'Le quaranta carte' e 'Sapevo il
credo' ne sono in un certo senso il
manifesto. A Fabrizio De André,
inoltre, è dedicato 'Il silenzio e
la luce' che chiude la raccolta.
L'orientamento si 'Scaramante' è
comunque multietnico.
Con
questo album ho cercato di sperimentare di
più, di orientarmi verso la world
music anche se non cerco, come sempre, una
identità precisa. La strumentazione
è ricca, ma gli arrangiamenti sono
stati affinati per circa un anno. La
scrittura è avvenuta velocemente,
in due mesi, ma sono stati maturati in
anni di silenzio, che poi mi hanno spinto
a comporre d'un fiato. Ho superato certi
miei blocchi, certe difficoltà, e
ho ritrovato il coraggio in me stesso.
'Buona
speranza' apre l'album con atmosfere di
abbandono e di memorie. La realtà
di oggi è più
onirica?E'
un insieme di flashback, di contrasti tra
passato e presente, di luoghi che non
cambiano, di frammenti di vita. Ti rivedi
bambino e sai che quelle visioni e quelle
sensazioni non le hai ancora
ritrovate.Nella
canzone dedicata a tuo padre scrivi: 'Chi
sogna non muore quasi mai'. Dunque i sogni
e il coraggio di andare avanti sono i
binari di 'Scaramante' e anche quelli
della vita di ogni
giorno?
Certamente ritengo che i sogni abbiano un
potere salvifico, in tutti gli attimi
della nostra vita. Il sogno è un
bel tramite per leggere la realtà,
specie se poi si avvera...inoltre l'andare
avanti, come canto in 'Sempre anà',
è una mia caratteristica. Sono
curioso, amo darmi degli obiettivi e
cercarli, sperando di trovare ciò
che si è
perso.'Sempre
anà', un po' in italiano e un po'
in genovese, segna un momento di
liricità. Senti l'esigenza
dell'abbandono?
Come
'Buona speranza' è una canzone che
fa i conti con il passato, i ricordi. Il
mare ligure certamente è nella mi
vita, così scuro che fino da
bambino mi evocava l'ignoto, stimola la
curiosità. Cercare la terra in
mezzo al mare, sempre avanti, è un
modo per non fermarsi mai.
I
molti registri dell'album vivono sotto
un'aurea di saudade. Senti affinità
con quel mondo, per raccontare meglio il
nostro? Ho
sempre amato la musica e letteratura
sudamericana, e dunque mi rendo conto che
tutto questo riaffiora alla mia mente, fa
parte di me. Sono visioni forse, che mi
hanno fatto intraprendere appunto una via
più etnica, inserendo voci
sciamaniche e
rap.
Un
contesto da paese latino è la
storia de 'La diligenza', occasione per
affrontare il tema della pena di
morte...E'
un'ambientazione di confine. Ho voluto
raccontare la fuga di un 'dead man
walking', che si traveste da predicatore e
si nasconde nelle ultime file di un
autobus, tra polli e galline, per poter
passare la frontiera del sud degli Stati
Uniti. Gli do la libertà, ma
racconto anche la partecipazione e la
complicità dei passeggeri, che lo
aiutano a fuggire. Voglio gridare
così l'inutilità e la
crudeltà di una giustizia
inumana.
'Scaramante' è anche un album di
denunce, si parla di 'terra ferita' e di
corruzione...Siamo
in un periodo in cui troviamo scusanti a
tutto ma dove non può esistere una
scusa per farci del male. Siamo tutti
vittime dell'optional, reagiamo solo se
arriviamo a un livello di allarme. La
terra oggi è ferita non solo dal
punto di vista ecologico, perché la
stiamo distruggendo, ma è vittima
del mondo occidentale: da un lato abbiamo
libertà, di parlare, di esprimerci,
di muoverci, ma dall'altro non siamo in
grado di vedere chi sta peggio di noi. La
terra di copertina è anche la terra
di chi non ha niente, di chi muore di
fame. Io comunque vedo nascere il
germoglio, la
speranza.Non
temi che le parole, le canzoni, possano
finire in un angolo?
In
realtà accade quasi sempre, ma
è necessario tirarle fuori in ogni
caso. Devono aiutare ad avere
consapevolezze, a fare in modo che si
parli di certi temi, che non si
dimentichi.Come
descriveresti la tua cognizione del
dolore? E'
una consapevolezza che cambia con
l'età. Da ragazzo il dolore
è più corposo, spesso,
difficile da accettare e per questo spesso
è rimozione. Poi con gli anni il
dolore si trasforma in qualcosa di
più sottile e intellettuale, si
insinua...lo tieni più in disparte
ma ti aiuta a trovare nuove strade, e
può
rafforzarti.Hai
sempre scelto con oculatezza i tuoi
collaboratori: qui figurano Daniele
Fossati, Mauro Pagani, Oliviero Malaspina,
Angelo Carrara per la produzione. Cosa ti
aspetti da una collaboratore?
Che
mi diano sicurezza! Io sono un grande
insicuro e i collaboratori, al di
là della loro esperienza, possono
riportarmi con i piedi per terra. Ogni
tanto mi perdo, ma amo molto il confronto
e avere più pareri. Non solo dal
punto di vista musicale ma anche sui
contenuti: alcuni brani li ho scritti con
Oliviero Malaspina, 'Sapevo il credo'
è di Rudy
Marra.Ti
senti parte di un progetto o piuttosto
guidato dal
destino?Sono,
siamo parte di un progetto, anche se
possiamo intervenire sul nostro destino.
Ho una visione forse più orientata
alla reincarnazione: su questa terra siamo
di passaggio, ma anche 'di passaggi'. La
nostra crescita è una purificazione
continua verso qualcosa di più
grande.
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