Recensioni all'album
"Scaramante" 2001


Cristiano De Andre' torna ad incidere un disco a piu' di sei anni dal precedente Sul confine e dopo un anno e mezzo di allontanamento dai suoi strumenti, dalla morte del padre. Ci sembra sempre un ragazzino mentre sta per compiere 40 anni ed e' padre di 4 figli. La maturazione di questo artista e' evidente. Se Sul Confine era un disco piu' intimo, piu' sussurrato, in Scaramante esce allo scoperto con maggiore forza econsapevolezza. Scaramante (che sara' anche il titolo nuovo film di Daniele Pignatelli di cui forse Cristiano curera' la colonna sonora - ma il disco e' completamente slegato dal film) e' una raccolta di nuove canzoni in cui si alternano momenti piu' autobiografici e riflessivi a storie di personaggi immaginari che si raccontano in prima persona denunciando i mali che l'autore vede in questa societa'. Si parla della terra che l'uomo va distruggendo non soltanto da un punto di vista ecologico ma proprio nella perdita della cognizione di cio' che davvero conta, dell'assuefazione al male altrui, della cecita' con cui - in occidente - da un lato si da peso agli optional e dall'altro si finge di non vedere la disperazione dei piu' deboli. Sempre pero' con uno sguardo alla fine positivo, sorretto dalla speranza. E' la scaramanzia che prende il posto delle grandi fedi - quella religiosa e quella politica, due argomenti che hanno affascinato ed accompagnato la scrittura di padre e figlio - che diventano sempre piu' lotta all'accaparramento del potere. Eppure in tutto il disco si evince un forte senso di speranza; il germoglio che spunta nel deserto della copertina spiega proprio questo. Musicalmente si notano maggiori sperimentazioni rispetto agli album precedenti: dalla world music al rock, dalle ballate ad un certo modo di essere cantautore, di chi come lui ha una profonda passione per la musica. Le canzoni sono molto diverse tra loro ma hanno un filo conduttore che rende omogenea l'opera. Buona speranza e' lo sguardo rivolto al passato paragonato alla visione del presente, prima con gli occhi di un bambino e ora con lo sguardo di un uomo che ha imparato ad andare sempre avanti. Lady barcollando e' la canzone che - dice - piu' lo rappresenta in questo momento e con cui piu' ci urla la sua rabbia. Sei arrivata e' un gioco ironico sulla pesantezza di una donna che entra nella vita di un uomo e lo travolge. Una bellissima ballata e' invece Fragile scusa, uno sguardo dentro di se' e nei propri sbagli mentre in Un'antica canzone ci racconta i luoghi in cui e' cresciuto e in cui ha deciso di continuare a vivere. La splendida voce della sorella Luvi lo accompagna in Le quaranta carte, la chiave di lettura di tutto l'album mentre in Sapevo il credo ci descrive il suo rapporto con la fede. Sempre ana' con quel ritornello in genovese che non puo' non farci ricordare Fabrizio e' uno slancio ad andare avanti e a cercare nuove strade. Arriviamo poi su La diligenza dove ci fa salire un condannato a morte che, a tempo di reggae, fugge al suo ingiusto destino e che trovera' la salvezza grazie anche all'aiuto degli altri sconosciuti passeggeri. L'album si chiude con un ricordo al padre, l'illuminata ed emozionante Il silenzio e la luce. Siamo proprio di fronte ad un bel disco frutto anche dell'aiuto dei bravissimi amici musicisti che aiutano l'autore a dare concretezza alle idee ed agli stimoli artistici. Ritroviamo tra gli altri Daniele Fossati e Mauro Pagani e soprattutto Oliviero Malaspina e Stefano Melone che hanno collaborato a quattro mani con l'autore, rispettivamente a firmare la maggior parte delle canzoni il primo e alla produzione artistica il secondo.Presentato in anteprima dagli amici del Club Tenco, Scaramante sara' portato in tour per l'Italia all'inizio del prossimo anno. Un appuntamento da non mancare.


Cristiano De Andrè torna dopo sei anni di silenzio e canta le sue passioni: Genova, il mare e il padre. L'amore di una vita intera e la memoria che dà sollievo, la speranza quando tutto dispera e la morte più dolce se messa tra i sogni, la terra scura dell'infanzia e il mare compagno sconfinato, la denuncia del grigiore di tutti gli eccessi e la certezza della propria unicità. "Scaramante" è un'opera compiuta, la prima offerta da Cristiano De Andrè dopo sei anni di silenzio e dopo la morte del padre. Se qualcuno fosse ancora convinto di doverlo inserire nella sfilza dei "figli d'arte", accetti l'invito ad ascoltare questo disco. Forse comincerà a pensare che, invece di vivere all'ombra di cotanto genio familiare, Cristiano sia riuscito a sfruttarne la luce. "Scaramante" è tutto nel nome: tra scaramanzie e amori eccezionali, tra neologismi e destini incrociati. Ci sono, immancabili, le passioni di una vita: Genova (evocata, come tradizione vuole, attraverso il dialetto), il mare e suo padre ("Il silenzio e la luce", il brano che chiude l'album, è dedicato a lui). Un disco che dice molte cose... tutte quelle che volevi dire? Forse sì. Dopo la morte di papà (l'11 gennaio 1999, ndr) ho passato un anno e mezzo in Sardegna. Non ho più toccato una corda, non sentivo il bisogno di suonare, avevo altre cose in testa. Nel frattempo è nata Alice, le idee hanno cominciato a prendere forma. Quando mi sono messo a scrivere, l'album è venuto fuori quasi naturalmente, in pochissimo tempo. Cosa c'è in questo disco, gli ultimi sei anni o quello che nel frattempo sei diventato? C'è un solo pezzo che era in ballo da un po' ed è "Buona speranza". Il resto, è una fotografia del presente, almeno di quello in cui l'ho pensato e scritto. Ci sono la poesia del quotidiano e le scaramanzie che ognuno sceglie per compensare i vuoti lasciati dalla politica e dalla religione. I grandi punti di riferimento, gli archetipi crollati sotto il peso del materialismo. Sulla copertina di "Scaramante", unica nota di verde e di vita in una distesa arida, compare un germoglio... in cosa dobbiamo sperare? Nella gente e nei suoi valori, quelli che nessuno potrà mai toccare. Quel piccolo pezzo d'infinito che ognuno ha dentro e che nessuna istituzione, nessun potere potrà manipolare. La gente sa raccontarsi e ascoltare, abitudine praticamente sconosciuta a chi decide le sorti del mondo. Dentro e fuori, autobiografia e sociale, introspezione e denuncia. Ma la musica cos'è: una terapia efficace o un canale preferenziale per dire la propria? Entrambe. Finalmente abbiamo smesso di pensare che, per fare successo, si deve cantare la disperazione con un'aria un po' baudelariana un po' drammatica. Ci sono messaggi positivi da dare. Parlaci del mare, della Sardegna, dell'Agnata (l'agriturismo di suo padre e Dori Ghezzi a Tempio Pausania, ndr)... Il mare è un terzo polmone, un grande camino, una presenza ipnotica. La Sardegna è la mia infanzia, i bei ricordi, le memorie di una vita. L'Agnata è un rifugio temporaneo, una tregua. Il cognome che ti porti dietro è una zavorra o uno stimolo? Avere per padre un poeta geniale non è facile. Mi è capitato talmente tante volte di mettermi a scrivere sapendo che non avrei mai potuto creare niente di paragonabile a lui. Ora sono sereno. Anche se, da quando non c'è più, forse è ancora più dura. Lui mi ha lasciato fare e io sono sempre stato abbastanza critico nei miei confronti da decidere che strada prendere. Questa strada, alla fine, l'ha condotto dove la musica d'autore è di casa. Barbara Del Pio 22 febbraio 2002


Cristiano De Andre' torna ad incidere un disco a piu' di sei anni dal precedente "Sul confine" e dopo un anno e mezzo di allontanamento dai suoi strumenti, dalla morte del padre. Ci sembra sempre un ragazzino mentre sta per compiere 40 anni ed e' padre di 4 figli. La maturazione di questo artista e' evidente. Se "Sul Confine" era un disco piu' intimo, piu' sussurrato, in "Scaramante" esce allo scoperto con maggiore forza e consapevolezza. "Scaramante" (che sara' anche il titolo nuovo film di Daniele Pignatelli di cui forse Cristiano curera' la colonna sonora - ma il disco e' completamente slegato dal film) e' una raccolta di nuove canzoni in cui si alternano momenti piu' autobiografici e riflessivi a storie di personaggi immaginari che si raccontano in prima persona denunciando i mali che l'autore vede in questa societa'. Si parla della terra che l'uomo va distruggendo non soltanto da un punto di vista ecologico ma proprio nella perdita della cognizione di cio' che davvero conta, dell'assuefazione al male altrui, della cecita' con cui - in occidente - da un lato si da peso agli optional e dall'altro si finge di non vedere la disperazione dei piu' deboli. Sempre pero' con uno sguardo alla fine positivo, sorretto dalla speranza. E' la scaramanzia che prende il posto delle grandi fedi - quella religiosa e quella politica, due argomenti che hanno affascinato ed accompagnato la scrittura di padre e figlio - che diventano sempre piu' lotta all'accaparramento del potere. Eppure in tutto il disco si evince un forte senso di speranza; il germoglio che spunta nel deserto della copertina spiega proprio questo. Musicalmente si notano maggiori sperimentazioni rispetto agli album precedenti: dalla world music al rock, dalle ballate ad un certo modo di essere cantautore, di chi come lui ha una profonda passione per la musica. Le canzoni sono molto diverse tra loro ma hanno un filo conduttore che rende omogenea l'opera. Buona speranza e' lo sguardo rivolto al passato paragonato alla visione del presente, prima con gli occhi di un bambino e ora con lo sguardo di un uomo che ha imparato ad andare sempre avanti. Lady barcollando e' la canzone che - dice - piu' lo rappresenta in questo momento e con cui piu' ci urla la sua rabbia. Sei arrivata e' un gioco ironico sulla pesantezza di una donna che entra nella vita di un uomo e lo travolge. Una bellissima ballata e' invece Fragile scusa, uno sguardo dentro di se' e nei propri sbagli mentre in Un'antica canzone ci racconta i luoghi in cui e' cresciuto e in cui ha deciso di continuare a vivere. La splendida voce della sorella Luvi lo accompagna in Le quaranta carte, la chiave di lettura di tutto l'album mentre in Sapevo il credo ci descrive il suo rapporto con la fede. Sempre ana', con quel ritornello in genovese che non puo' non farci ricordare Fabrizio, e' uno slancio ad andare avanti e a cercare nuove strade. Arriviamo poi su La diligenzadove ci fa salire un condannato a morte che, a tempo di reggae, fugge al suo ingiusto destino e che trovera' la salvezza grazie anche all'aiuto degli altri sconosciuti passeggeri. L'album si chiude con un ricordo al padre, l'illuminata ed emozionante Il silenzio e la luce. Siamo proprio di fronte ad un bel disco frutto anche dell'aiuto dei bravissimi amici musicisti che aiutano l'autore a dare concretezza alle idee ed agli stimoli artistici. Ritroviamo tra gli altri Daniele Fossati e Mauro Pagani e soprattutto Oliviero Malaspina e Stefano Melone che hanno collaborato a quattro mani con l'autore, rispettivamente a firmare la maggior parte delle canzoni il primo e alla produzione artistica il secondo. Presentato in anteprima dagli amici del Club Tenco, Scaramante sara' portato in tour per l'Italia all'inizio del prossimo anno. Un appuntamento da non mancare. Dodo


Malgrado Cristiano De André abbia iniziato in giovanissima età la sua attività professionale, con il gruppo dei Tempi Duri, la sua carriera non si può certo definire prolifica: una manciata di CD dal 1987 ad oggi e ben sei anni di distanza fra questo nuovo album e il precedente Sul Confine. Lui è artista di notevole spessore, un polistrumentista (chitarre acustiche, violino, bouzouki, tastiere, tromba sinth, piano rhodes) con gli attributi e di classe, musicista nel senso più ampio del termine. Il titolo del CD non è riferito solo alla scaramanzia. Scaramante è, infatti, anche il nome di un germoglio che tenta di nascere in una terra arida, chiaramente rappresentato sulla copertina. Tutti i brani sono caratterizzati da un interessante ricerca sonora impregnata di atmosfere etniche, di world music, di voci e cori particolari, amalgamati con contaminazioni derivate dalla musica rock ed elettronica. In questo progetto i musicisti diventano dei complici impegnati a tessere tessuti sonori da ascoltare con attenzione. Spiccano in particolare Giovanni Imparato (percussioni), Roberto Melone (basso), Rocco Zifarelli (chitarra classica ed elettrica), Stefano Melone(tastiere e programmazioni), Sergio Barlozzi (batteria). Da segnalare che nel coro di Le quaranta carte compare la sorella Luvi. Alla stesura delle liriche e delle musiche hanno collaborato tra gli altri Oliviero Malaspina, Danny Greggio, Rudy Marra e Mauro Pagani. Le canzoni che compongono il disco, pur essendo tutte indipendenti, sembrano fare parte di un discorso unitario e omogeneo, soprattutto per quanto riguarda i testi, quasi tutti legati dal filo comune della scaramanzia . Molto interessante è quello di Fragile scusa, una specie di confessione autobiografica delle proprie responsabilità e degli errori commessi, una presa di coscienza per il futuro. Un personale omaggio al padre è contenuto in Il silenzio e la luce, dove la voce è accompagnata unicamente dal piano. Verranno fatti paragoni con Fabrizio, ma nel caso di Cristiano non è giusto parlare di eredità artistica, ma di dote, di un lascito di cultura, passione, background, atto a costruire una carriera che ormai brilla di luce propria. Non è un' eredità immeritata. In questo album tutte le canzoni meritano una particolare citazione ed un ascolto attento. Stefano Tognoni


Per lungo tempo oscurato dall'ingombrante presenza paterna e, al tempo stesso, indotto a forza verso paragoni impegnativi, Cristiano De André non è il classico cocco immanicato che ha sfruttato il successo di papà per catturare attenzioni immeritate: al contrario, il suo carattere schivo e onesto lo hanno portato, da sempre, ad accettare con serenità il fatto di avere sotto lo stesso tetto un cantautore italiano di talento ancora ineguagliato e ad intraprendere una carriera propria con professionalità e abnegazione. Adesso che Fabrizio rimane, purtroppo, un ricordo sfavillante per molte, moltissime persone, e la passione per i suoi capolavori è, se possibile, ancora più accesa, la figura del figlio involontariamente si è avvicinata un tantino ai riflettori e così Scaramante , primo album dell'artista dopo il grande lutto e quinto della sua discografia, ha goduto di inusuali aspettative. Analizziamo dunque quanto esse siano state soddisfatte e perché, cominciando dai pregi. Come appare evidente sin dal primo pezzo, la cura impiegata in fase di registrazione è davvero lodevole: l'autore, strumentista sopraffino, ha scelto con gusto l'equipe di musicisti con cui affrontare la sua nuova fatica e ha diretto i giochi con una maestria degna dei compositori piùmaturi. In questo senso, gli accompagnamenti non scendono mai sotto un certo livello, l'interazione fra strumenti di diversa estrazione (una dozzina) è orchestrata con classe e pure il cantato vanta una limpidezza d'esecuzione da far invidia a molti colleghi. Il limite principale intacca, invece, le idee che animano i dieci brani del disco: Cristiano ha scritto ogni canzone sulla falsariga di modelli tradizionali ben precisi, preoccupandosi più di riproporli in veste elegante piuttosto che di rielaborarli nel senso autentico del termine. Il rischio, in casi come questi, è scivolare nella modestia di un manierismo poco interessante, difetto in cui Scaramante cade per ben tre volte: Sapevo il credo riecheggia i ricordi infantili di New Trolls, Baglioni e Cugini di campagna prendendo a prestito immagini di nessuna modernità; Fragile scusa , con i roboanti incisi di chitarra elettrica e, insieme, i sontuosi spalleggiamenti d'archi, tradisce la precisa volontà di vivacizzare uno sbiadito mosaico di luoghi comuni (il ritornello è senza mezzi termini una banalità); Le quaranta carte frammischia liberamente Venditti, Alex Britti e il Ligabue di dieci anni fa senza troppo estro. Quel che bisogna rilevare tuttavia ¶ che, nelle mani di un artista così capace ed equilibrato, anche il più noioso degli stereotipi suona piùpregevole di quanto non lo sia strutturalmente. Benché quindi non si tratti quasi mai di originalità e men che meno di innovazione, quel che importa è che, dove De André junior riesce a liberarsi del fardello della tradizione più facile e scontata, la sua personalità e le sue doti emergono incontestabilmente: tra le cose migliori, i riverberi latineggianti della esperta chitarra solista di Buona speranza (suonata da un bravissimo Rocco Zifarelli), la delicatezza dei frequenti inserti di world music (che in Un'antica canzone si fanno intriganti effusioni di un'atavica memoria, sposandosi efficacemente con il lieve cantato rauco), le tenere dediche a papà Fabrizio (Il silenzio e la luce , ottima chiusa giocata unicamente su un accompagnamento di pianoforte, e Sempre Anà, che mutua da Creuza de ma la ripresa del dialetto genovese e la presenza del grande Mauro Pagani). Dal punto di vista tematico, infine, l'album alterna i pungenti pamphlet sociali di tradizione familiare (su tutti Lady barcollando , immagine della vittoria dell'avere sull'essere ) alle riflessioni biografiche di un quarantenne, garbati nella scrittura quanto privi di passi memorabili. Concludendo, se questo doveva essere il disco della maturitàaccogliamolo con decisa approvazione, tenendo presente, d'altro canto, che in un futuro prossimo il bravo Cristiano potrà senz'altro raggiungere traguardi più ambiziosi. (Voto: 6,5) Alessio Gambaro da: www.ondarock.it


INTERVISTA

Scaramante, hai già avuto modo di dire che le origini di questo titolo sono legate alla caduta, di due punti di riferimento: la politica e la religione. Da qui, la risorsa della scaramanzia, come qualcosa che ci faccia credere. Alla luce dei recenti fatti che hanno coinvolto Wanna Marchi, non hai pensato che anche la scaramanzia non è un punto di riferimento affidabile? Sì, in realtà la grossa differenza che volevo sottolineare è che dopo la caduta di questi due punti di riferimento, oggi come oggi la gente sembra essere attratta dalle cose più superflue, oggetti come la televisione, il telefonino la corsa al denaro. Quindi, l'idea della scramanzia, in modo un po' romantico, nasce proprio da lì. Poi è vero che il trucco, la truffa e l'inganno, si annidano dappertutto. In realtà, ho conosciuto persone che ci credono con passione e onestà. Nel brano La Diligenza Sammy, condannato a morte, per riuscire a scappare si traveste da predicatore. Il tipo di travestimento è stata una scelta casuale oppure hai pensato di creare una sorta di contrasto tra la perdita di credibilità delle istituzioni religiose e la fiducia che i soldati hanno, in un tizio vestito da predicatore? Mah, devo dire che la scelta è stata abbastanza casuale. Semmai ho voluto, più o meno consciamente, rimarcare come i poteri forti si riconoscano tra loro e si assecondino. I soldati (potere politico) e il predicatore (potere spirituale). Ci puoi raccontare come hai vissuto l'esperienza del concerto che hai tenuto insieme ad altri grandi cantautori, al carcere San Vittore di Milano lo scorso dicembre? E' stata un'esperienza bellissima che mi ha dato tanto. La cosa che mi ha colpito di più è stato vedere quanta partecipazione ci fosse da parte di queste persone, quanto calore. Mi sarei immaginato una situazione più di indifferenza, e invece la gente seguiva con attenzione, sia la musica che i testi. Questo a dimostrazione del fatto che queste persone, a differenza di come si tende a dipingerle, hanno una loro sensibilità, sono persone in tutti i sensi; certo, hanno compiuto degli errori, fatto degli sbagli, ma questo non deve giustificarne l'abbandono da parte della società. Il tuo disco ¶ tra quelli nominati al P.I.M.: come hai reagito alla notizia? Sono stato molto contento. Bisogna dire che le nomination per questo premio, vengono fatte da addetti al settore, critici e quindi vanno intese in un senso qualitativo. Negli anni passati, quando sentivo un mio pezzo alla radio, mi sembrava un evento. Adesso devo dire che mi stanno coccolando un po'. Parlando del tuo modo di scrivere, ho notato una sorta di parallelo rovesciato tra te e Massimo Bubola. Entrambi sottolineate un certo contrasto tra i testi e la musica. Però, là dove Bubola utilizza, ad esempio in Eurialo e Niso, una musica popolare e allegra con un testo molto drammatico, tu invece proponi una scrittura musicale più introspettiva con dei testi ironici. Condividi questa valutazione? Sì, certo, il contrasto è molto importante. Non puoi fare un testo drammatico, impegnativo con una musica ugualmente pesante. L'ascoltatore non reggerebbe. Io poi credo di avere un modo di scrivere che si è evoluto nel tempo. Penso, in qualche modo, arrivato a quarant'anni, di mettere dentro quelle che sono state le mie esperienze. Musicalmente poi, sono molto vario, le mie influenze spaziano in tante direzioni...A questo proposito ho notato che il tuo modo di essere cantautore ha un respiro più americano che italiano. In questo disco, soprattutto nelle ballate, sento molto l'eco ad esempio di Marc Cohn... Sì. Marc Cohn lo adoro, secondo me The Rainy Season è uno degli album più belli mai scritti. Poi in realtà ho ascoltato molto della musica americana: Dylan, Kaukonen, Lou Reed, Tom Petty...Nel grande spazio aperto...Esatto. Insomma, tutti quegli anni. Poi quello che sento, lo riverso su disco. Nell'album si possono sentire tutte queste cose.


Il doppio senso del titolo del nuovo disco di Cristiano De André, che torna dopo sei anni di silenzio discografico pieni di attività (dagli ultimi concerti tenuti insieme a Fabrizio De André ad altre produzioni), fa viaggiare subito la mente verso la miglior tradizione della musica d'autore. Scaramante (tratto dal titolo del film di Daniele Pignatelli), èscomponibile in due accezioni: scaramantico e, levando la S, in cara-amante; ex amata. Trattasi di viaggi fantastici, scacchi e tarocchi, e tradizioni legate alla terra del nostro autore, e di altre province esplorate musicalmente in precedenza anche dal padre. Un filo conduttore che porta inequivocabilmente alla buona musica. Un tessuto musicale impreziosito da arrangiamenti esemplari per quanto "poveri" e dalla voce di Cristiano che è un "marchio di fabbrica". Un disco popolato da voci diverse di canti lontani e comunque a noi vicini, nella storia del popolo mediterraneo. Un album che parla di amori e d'amore, di persone perdute, ritrovate, e in un certo modo anche di lotta. Un album prevalentemente acustico (Buon speranza, Sei arrivata, Fragile scusa, Un'antica canzone) con alcuni passaggi elettrici e un amalgama eccellente per la diversitˆ di strumenti che De André sceglie nei diversi momenti musicali del CD. Un album introspettivo e di grande fascino dove le ritmiche giocano un ruolo principale assieme agli incastri melodici e ai contrappunti dosati e tenuti indietro nelle quinte musicali, quando non diventano attori principali. 7/10 qualità musicale8/10 tecnica Alex Saccomano


"Se non apriamo un po' gli occhi sprechiamo tutta questa libertà che abbiamo. E ci trasformiamo in un antico impero romano in decadenza. Non ci sono più grandi appigli e probabilmente la scaramanzia è un modo per sviare un po', per sperare. L'ho chiamato Scaramante anche per alludere a quello che non si ama più. Ho dei ricordi del mio passato, dei tragitti un po' nebulosi in cui si cercava di dare la colpa alla società, piuttosto che ai genitori. Erano una fragili scuse, ed ora è il momento di prendere la nostra vita in mano, guardarci in faccia, lottare e andare avanti". Difficile non essere d'accordo con Cristiano De André che dopo un lungo periodo di silenzio, torna sulle scene con il nuovo (ottimo) album "Scaramante" (pubblicato con la Edel Italia su licenza Target e pensato insieme ad Angelo Carrara) e un nuovo tour che fa tappa il 19 aprile 2002 al Teatro del Mare di Riccione, il 20 aprile 2002 a Dusseldorf 22 aprile al Sasch Hall di Firenze, il 26 aprile al Teatro Verdi di Sassari, il 27 aprile al Cinema Teatro Comunale di Olbia, il 1 maggio in Piazza Cavour di Pordenone, il 03 maggio al Cinema Teatro Cittadella di Lugano, l'8 maggio all'Horus Club di Roma, il 10 maggio all'Hit Hotel Casinò Perla di Nova Goriza (SL), il 13 maggio 2002 al Teatro Politeama di Genova. Al fianco di Cristiano dal vivo ci sono Mario Punzi alla batteria, Roberto Melone al basso, Giovanni Imparato alle percussioni, Rocco Zifarelli alle chitarre e Carlo Giardina alle tastiere. Il risultato è un set di grande impatto, con canzoni vecchie e nuove che, come in Scaramante, si avvantaggiano di un interessante mix di suoni acustici ed elettronica. "E' un album di voglia di scrivere, di suonare - spiega Cristiano -. Ho anche concepito in maniera diversa i pezzi. Ho imparato a lavorare al computer con un software nuovo e quindi ho scritto i pezzi non solo con la chitarra, ma anche con la tastiera, con delle sequenze. E mi sto divertendo a riproporre questo suono anche in concerto". Dal vivo infatti Cristiano propone tutti pezzi del nuovo Cd, ma anche alcune canzoni degli album precedenti e qualche canzone del padre. Un collage di amori, sensazioni, note e generi diversi, che dimostra ancora una volta il talento e la sensibilità di un artista che nell'immaginario collettivo troppo spesso è stato ricordato semplicemente come il figlio di Fabrizio De André, mettendo in secondo piano le sue indubbie qualità di polistrumentista e cantautore. Ma le cose stanno cambiando anche in questo. Non solo perché Fabrizio non c'è più. Ma perché Cristiano si è guadagnato sul campo, la stima di tutti. Come musicista e, soprattutto grazie al suo carattere schivo, ma sincero, alla sua coerenza, anche come uomo. "Anche il tempo aiuta, ormai ho quasi quaranta anni e sono più sicuro di me. C'è sempre più gente che mi dimostra il suo affetto, che mi vuole bene. E questo credo che sia il successo maggiore".Voto 8 Giovanni Ballerini


Niente di nuovo. Del tutto nuovo. Questa contraddizione rappresenta a pieno "Scaramante", ultima fatica di Cristiano De André. A cinque anni da "Sul confine", album che aveva mostrato il miglior giovane De André è difficile da dimenticare per musica e parole, questo album dal titolo profetico prende un po' le distanze dalle vecchie produzioni, forse più per arrangiamenti che per altro e ripesca suoni più mediterranei: a colpi di bouzouki, trombe e l'immancabile chitarra, per quasi tre quarti d'ora Cristiano senza paura si diverte creando un lavoro assolutamente intimo. Senza grandi proclami parla d'amore e vita, a volte ripescando vecchi giri armonici, altre facendosi prendere dalla frenesia. Con il ricchissimo aiuto di amici quali Malaspina, Mauro Pagani, Cersosimo e Daniele Fossati, il risultato ¶èun lavoro ricco di idee, a volte non del tutto sfruttate, e pochi eccessi comunque ben riusciti. E se da un lato troviamo l'ironia amara di "Lady barcollando" o l'invadente struttura ritmica di "Sei arrivata", dall'altro ci sono i suoni più morbidi di "Fragile scusa" e "Un'antica canzone". Nota di merito particolare alla presenza di Luvi in "Le quaranta carte" e del primo approccio genovese di Cristiano in "Sempre anˆ". Se da un lato, però, "Scaramante" è un significativo ritorno, anche per il lungo periodo di incubazione, dall'altro è in qualche modo un freno alla crescita artistica (che comunque aveva subito un'impennata con "Sul confine"), risultando a tratti discontinuo. Il pezzo di chiusura, "Il silenzio e la luce", forse è quello che meglio rappresenta l'intero album, racchiudendo quel senso di speranza che pervade "Scaramante" e interpretando al meglio musicalmente la poesia delle parole di Cristiano De André.Fabio Grimaldi


INTERVISTA:

'Scaramante' è un gioco di parole che ironizza sull'amore e sulla scaramanzia, sul troppo amore e sull'affidarsi alla sorte. Il mare, l'abbandono, il sogno, una malinconia da Sud America. Il mondo di Cristiano De André è oggi una terra arsa dove tuttavia un seme ha attecchito e sta crescendo un germoglio. Sulla polvere rossa, in questa landa della copertina che pare Far West, è impresso un cuore che porta con sé la croce, la lotta, il sole, l'energia della Terra.Non è un concept album, anche se le canzoni mantengono forti collegamenti tra di loro - ha detto il musicista e polistrumentista genovese - dove un io narrante esprime la propria visione del mondo.La fortuna di un artista dal cognome così importante, che ha assaggiato la vita e penetrato la musica da un osservatorio sicuramente privilegiato, è dunque di aver trovato subito una propria strada, un percorso artistico e uno stile che gli appartengono. Musica personalissima cresciuta su un terreno fertile.Così che, le indiscusse doti tecniche fanno di 'Scaramante' l'album che inaugura un cammino adulto. Grande umanità, forza del cantautore, equilibrio. Del padre Fabrizio non si parla, ma Cristiano non può non farne avvertire la continua presenza nella sua vita di uomo e di musicista. Mio padre, se così si può dire, mi ha lasciato una eredità politica: 'non esiste un potere buono'. Un pensiero che ancora oggi è di attualità, o forse lo è per me, che sono più anarchico di lui.... Cosìche la sua musica non può essere disgiunta da una partecipazione emotiva forte rispetto alla politica e alla vita di tutti. Certo, come mio padre sono deluso rispetto ai grandi archetipi della società, la religione e la politica e i brani 'Le quaranta carte' e 'Sapevo il credo' ne sono in un certo senso il manifesto. A Fabrizio De André, inoltre, è dedicato 'Il silenzio e la luce' che chiude la raccolta. L'orientamento si 'Scaramante' è comunque multietnico. Con questo album ho cercato di sperimentare di più, di orientarmi verso la world music anche se non cerco, come sempre, una identità precisa. La strumentazione è ricca, ma gli arrangiamenti sono stati affinati per circa un anno. La scrittura è avvenuta velocemente, in due mesi, ma sono stati maturati in anni di silenzio, che poi mi hanno spinto a comporre d'un fiato. Ho superato certi miei blocchi, certe difficoltà, e ho ritrovato il coraggio in me stesso. 'Buona speranza' apre l'album con atmosfere di abbandono e di memorie. La realtà di oggi è più onirica?E' un insieme di flashback, di contrasti tra passato e presente, di luoghi che non cambiano, di frammenti di vita. Ti rivedi bambino e sai che quelle visioni e quelle sensazioni non le hai ancora ritrovate.Nella canzone dedicata a tuo padre scrivi: 'Chi sogna non muore quasi mai'. Dunque i sogni e il coraggio di andare avanti sono i binari di 'Scaramante' e anche quelli della vita di ogni giorno? Certamente ritengo che i sogni abbiano un potere salvifico, in tutti gli attimi della nostra vita. Il sogno è un bel tramite per leggere la realtà, specie se poi si avvera...inoltre l'andare avanti, come canto in 'Sempre anà', è una mia caratteristica. Sono curioso, amo darmi degli obiettivi e cercarli, sperando di trovare ciò che si è perso.'Sempre anà', un po' in italiano e un po' in genovese, segna un momento di liricità. Senti l'esigenza dell'abbandono? Come 'Buona speranza' è una canzone che fa i conti con il passato, i ricordi. Il mare ligure certamente è nella mi vita, così scuro che fino da bambino mi evocava l'ignoto, stimola la curiosità. Cercare la terra in mezzo al mare, sempre avanti, è un modo per non fermarsi mai. I molti registri dell'album vivono sotto un'aurea di saudade. Senti affinità con quel mondo, per raccontare meglio il nostro? Ho sempre amato la musica e letteratura sudamericana, e dunque mi rendo conto che tutto questo riaffiora alla mia mente, fa parte di me. Sono visioni forse, che mi hanno fatto intraprendere appunto una via più etnica, inserendo voci sciamaniche e rap. Un contesto da paese latino è la storia de 'La diligenza', occasione per affrontare il tema della pena di morte...E' un'ambientazione di confine. Ho voluto raccontare la fuga di un 'dead man walking', che si traveste da predicatore e si nasconde nelle ultime file di un autobus, tra polli e galline, per poter passare la frontiera del sud degli Stati Uniti. Gli do la libertà, ma racconto anche la partecipazione e la complicità dei passeggeri, che lo aiutano a fuggire. Voglio gridare così l'inutilità e la crudeltà di una giustizia inumana. 'Scaramante' è anche un album di denunce, si parla di 'terra ferita' e di corruzione...Siamo in un periodo in cui troviamo scusanti a tutto ma dove non può esistere una scusa per farci del male. Siamo tutti vittime dell'optional, reagiamo solo se arriviamo a un livello di allarme. La terra oggi è ferita non solo dal punto di vista ecologico, perché la stiamo distruggendo, ma è vittima del mondo occidentale: da un lato abbiamo libertà, di parlare, di esprimerci, di muoverci, ma dall'altro non siamo in grado di vedere chi sta peggio di noi. La terra di copertina è anche la terra di chi non ha niente, di chi muore di fame. Io comunque vedo nascere il germoglio, la speranza.Non temi che le parole, le canzoni, possano finire in un angolo? In realtà accade quasi sempre, ma è necessario tirarle fuori in ogni caso. Devono aiutare ad avere consapevolezze, a fare in modo che si parli di certi temi, che non si dimentichi.Come descriveresti la tua cognizione del dolore? E' una consapevolezza che cambia con l'età. Da ragazzo il dolore è più corposo, spesso, difficile da accettare e per questo spesso è rimozione. Poi con gli anni il dolore si trasforma in qualcosa di più sottile e intellettuale, si insinua...lo tieni più in disparte ma ti aiuta a trovare nuove strade, e può rafforzarti.Hai sempre scelto con oculatezza i tuoi collaboratori: qui figurano Daniele Fossati, Mauro Pagani, Oliviero Malaspina, Angelo Carrara per la produzione. Cosa ti aspetti da una collaboratore? Che mi diano sicurezza! Io sono un grande insicuro e i collaboratori, al di là della loro esperienza, possono riportarmi con i piedi per terra. Ogni tanto mi perdo, ma amo molto il confronto e avere più pareri. Non solo dal punto di vista musicale ma anche sui contenuti: alcuni brani li ho scritti con Oliviero Malaspina, 'Sapevo il credo' è di Rudy Marra.Ti senti parte di un progetto o piuttosto guidato dal destino?Sono, siamo parte di un progetto, anche se possiamo intervenire sul nostro destino. Ho una visione forse più orientata alla reincarnazione: su questa terra siamo di passaggio, ma anche 'di passaggi'. La nostra crescita è una purificazione continua verso qualcosa di più grande.

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