| Diciamolo
subito per toglierci il pensiero:
Cristiano è proprio il figlio di
Fabrizio De André. Ma è
anche un artista dotato di
un'identità autonoma che non ama i
giudizi a priori e i paragoni
superficiali. «Da mio padre ho
imparato il mestiere», spiega
Cristiano, «e soprattutto
l'importanza di farlo bene, uscendo allo
scoperto solo quando si ha davvero
qualcosa da dire. I paragoni con lui mi
sembrano assurdi, proprio perché
siamo due persone diverse: Fabrizio
è un poeta e forse il più
grande cantautore italiano, io non
potrò mai essere come lui e
viceversa». Parole chiare e decise,
che testimoniano le grosse
difficoltà affrontate da Cristiano
per vincere la tradizionale diffidenza di
pubblico e di critica verso i figli
d'arte. «All'inizio è stata
una tragedia e più volte ho avuto
la tentazione di mollare tutto. Portare un
cognome famoso non facilita affatto le
cose, anzi suscita preconcetti ostili che
alla fine bloccano la tua crescita
artistica». Dopo l'esperienza di
gruppo fatta con i "Tempi Duri" e i primi
tentativi da solista, ora Cristiano punta
tutto su un nuovo Lp, L'albero della
cuccagna, lavoro che riscopre il suono
della "West Coast" anni Settanta,
rielaborato alla luce di una
sensibilità attuale. Con in
più l'amore rinato per le proprie
radici, fatte di atmosfere acustiche e
melodie di matrice cantautorale. A fianco
di Cristiano compaiono in questo disco
vecchie conoscenze del miglior "italian
sound" di ieri e di oggi, quasi a
suggellare il felice incontro tra passato
e presente : Mauro Pagani e Massimo Bubola
(già collaboratori di De
André senior), seguiti da
professionisti di rango come Vince
Tempera, Ellade Bandini e Ares Tavolazzi,
compagni d'avventura di Francesco Guccini.
Tra suggestive ballate acustiche (bella
Natale occidentale sul tema
dell'immigrazione ) e più vivaci
tracce rock-blues ("Cattive compagnie"),
Cristiano ha realizzato un lavoro
raffinato e piacevole. Ma perché
questo titolo? «A parte il
riferimento al quadro di Bruegel sulla
copertina, l'albero della cuccagna mi
ricorda le feste paesane dell'infanzia: si
stava tutti insieme, si scherzava...E
c'era questo palo in mezzo alla piazza,
lungo il quale la gente si arrampicava per
conquistare un prosciutto o una
mortadella: un clima di allegra
competizione, insomma. Anche oggi, nella
nostra società, c'è un
albero della cuccagna : è il
simbolo di quello che si vuole
raggiungere. Ma non c'è più
la spensieratezza e la sportività
di un tempo: ora tutti ne fanno una
ragione di vita, vogliono arrivare a tutti
i costi, come in una piccola guerra
quotidiana».I "tempi duri", sembra
suggerire Cristiano, non sono affatto
finiti... |
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